U.D.C.: Un mi Dimiettu Cchiù


ritratto di Il Moro



Commenti

Proprio carina...

La vignetta è veramente carina!!
Un sostenitore dell'Udc.

ERRORI E INTERPRETAZIONI

Intantu c'havia a scriviri "IO NON GENDRO" è poi chi bulia rìri? Cà un zapi sparari?

attenzione alle querele!!!

simpaticissima la vignetta, ma è fin troppo evidente che lo si ritenga mafioso...

Chimminghiadici!!!

Cacciatore è...

Cacciaturi vieru è !I

Cacciaturi vieru è !
I vuoti i pigghia miegghiu di quagghi......avi nna mira !
P'acchiappari vuoti ri nuddu si fa futtiri

Querela impossibile

Ognuno può leggerci ciò che vuole. Infatti non c'è affatto scritto che Cuffaro è mafioso. Anzi per la verità c'è scritto "Io non centro" Possiamo dire che noi con questa vignetta evidenziamo la sua grande capacità di caccia al voto.............

Cuffaro a Vita

Si si ... Facciamo dimettere il Presidente!!!
Poveri illusi!!
Il presidente Cuffaro è l'espressione dell'ANTIMAFIA in Sicilia non può assolutissimamente dimettersi
Lavorerà fino a fine mandato per abattere la mafia...
E ricordate i cortei non spaventano la mafia.
Ma un atto governativo serio che pone fine a tutti gli illeciti, SI..
per questo PRESIDENTE, VAI AVANTI!!!!
Firmato
NOI C'ENTRIAMO

L'espressione

L'espressione dell'antimafia? Vi prego, abbiate un po' di rossore sul viso, per carità.

SICILIA LIBERA

POLITICI COLLUSI A CASA

ALLE URNE SUBITO

spero solo

che la vostra sia una semplice ironia...
Zeta (F.M.)

P.S. un consiglio: aprite gli occhi

Cosa?

L'espressione dell'antimafia in Sicilia?
Ma scherzi o sei convinto? Uno che si incontra di nascosto, anche dalla sua scorta, con un mafioso in uno sgabuzzino sarebbe l'espressione dell'antimafia? Chissà cosa penserebbero in questo momento Falcone, Borsellino, Padre Puglisi, Boris Giuliano, Dalla Chiesa, Cassarà, bastano o devo citarne altri?
E comunque le manifestazioni popolari spaventano e tanto la mafia, perchè capisce che la gente sta prendendo coscienza di quello che è la mafia...Ma purtroppo fin quando la mafia sarà nei palazzi, la gente in strada si batterà contro i mulini a vento...
Quindi se proprio devi entrare in qualcosa, entra nell'ottica della SICILIA VERA CHE LOTTA VERAMENTE CONTRO LA MAFIA...

Cefalù I Love You

secondo me cuffato ha fatto

secondo me cuffato ha fatto crescere la sicilia. ha dato tanti posti di lavoro e non mi interessa con chi si incontrava o non si incontrava. secondo me non si deve dimettere.meglio lui che i comunisti

certo, tanti posti di

certo, tanti posti di lavoro. Come quelli dati negli uffici stampa della regione, a 3600 euro al mese per fare i caporedattori di sè stessi. Su you tube è ancora on line il video delle iene sullo scandalo a palazzo dei normanni...perchè non te lo vai a guardare?!

il giornalaio

Cuffaro go home

Anche per me non è necessario che si dimetta .... perchè, fortunatamente, lo sopendono!!!!
Cuffaro go home

Seeee, magari...quello anche

Seeee, magari...quello anche interdetto ai pubblici uffici continua a regnare sovrano....non lo hai sentito quando ha detto "da domani si torna a lavoro"?!

SECONDO ME CUFFARO HA FATTO ??? cHe TrIsTeZzA !!!!

Che tristezza leggere dei commenti così !!!!! Sapere che ci sono persone che si esprimono così ! "Meglio lui che i comunisti " è una frase che fa capire il livello di apertura mentale di una persona che scrive il sudetto intervento, e noi speriamo ancora che la Sicilia cambi, che la disoccupazione delle nostre zone diminuisca, che il voto di scambio cessi. AVETE CAPITO PERCHE' IN SICILIA I PROBBLEMI NON TROVANO MAI RIMEDIO ? PERCHE' CE' ANCORA GENTE, SPERO NON GIOVANE, CHE DIFENDE UN POLITICO INQUISITO CON QUESTE FRASI !!! INFATTI CHE ERA INQUISITO SI SAPEVA PRIMA DI ANDARE ALLE URNE e chi abbiamo scelto noi siciliani nel confronto di questo signore con la BORSELLINO ? ORA E' STATO CONDANNATO E' ANCORA LO DIFENDONO !!! SCUSATE MA DELLE VOLTE FANNO BENE A CHIAMARCI TERRONI !!!
Giambofra

Comunisti cattivi

Però loro mangiano i bambini.... e fanno piangere Gesù!

Mimmo Testa

Non solo, si baciano anche

Non solo, si baciano anche sulla bocca tra di loro.
Però di baciarsi sulla bocca le comuniste se lo sognano tutti, dai fascisti all'udc.

LO SCANDALO

In un'epoca di facce di bronzo e di rei legittimati alla conduzione della cosa pubblica il comportamento di Cuffaro non dimissionario - ahimè - per quanto riprovevole non ha caratteristica di singolarità.
Ciò che è veramente scandaloso è che la sua condanna, paradossalmente, dimostra quanto egli sia intoccabile.
Come può, infatti, la magistratura ammettere che costui ha favorito terzi per fini illeciti (e non poteva non essere così, visto che c'erano prove incontestabili date dalle intercettazioni) ma, al contempo, riconosce che fosse all'oscuro dell'appartenenza di costoro all'associazione mafiosa?
Filantropo ingenuo e sprovveduto o furbone colto con le mani nel sacco che salva il salvabile?
Al lettore che osanna la figura del nostro governatore come uomo di grande spessore che ha creato numerosi posti di lavoro vorrei, inoltre, ricordare che tale merito potrebbe essere anche attribuito a Ciancimino, a Bernardo Mattarella, a Salvo Lima e compagnia bella......

Il problema della Sicilia

Il problema della Sicilia credo appaia chiaro già dalle pagine di questo blog. Molti non si firmano perchè affascinati dall'anonimato, ma altri non si firmano perchè trovano nell'anonimato l'unica alternativa all'omertà. E per questo a volte si degenera. E' come se, protetti dall'anonimato, si trovasse il coraggio di dire qualsiasi cosa, e presi dalla foga del "parlare, finalmente!", si degenerasse in insulti e distruzione dell'altro, senza capire che ognuno è qualcuno, e come tale va rispettato. Prendo spunta dalla vicenda Cuffaro, dove gli insulti ci stanno tutti, ma questo mi serve solo come trampolino per dire altro. E' come se, sottomessi al non poter dire e al non aver potuto dire per troppi anni (impauriti dall'ombra del vicarismo), adesso attraverso lo strumenti di democrazia e libertà di donlappanio si fosse aperto il vaso di pandora, e alcuni dimostrassero di non essere in grado di autogestirsi. Si mira all'anima dell'altro, si punta addosso per farlo fuori. E' triste, perchè questo strumento è uno strumento importante, dal qaule possono nascere progetti importanti. Perchè non lo usiamo bene, e chi ha posizioni diverse non prova a confrontarsi, scambiarsi le tesi, e poi magari restare anche nelle proprie posizioni, ma più ricco, grazie alla tesi dell'altro? Sarebbe importante, ma invece ancora oggi leggo tanti topic di odio...

Ciò che Lei dice

ci trova d'accordo laddove anche noi auspichiamo che questo mezzo può essere/potrà essere usato ancora meglio. Purtuttavia non bisogna dimenticare che questi concetti sono gli stessi che verrebbero/sono pronunciati in qualunque piazza o via della nostra città (e di tutte le città). E' proprio della natura umana e non certamente dell'essere cefaludese o siciliano. A tutti noi piacerebbe un mondo in cui non ci fosse l'invidia, non ci fosse il turpiloquio, non ci fossero le invettive gratuite e le polemiche sterili. In mezzo ad un mondo di gente che pensa e parla, c'è anche questo.
Lei crede che in qualsiasi parte del mondo vi sia una qualche società o gruppo di individui diversa da quella qui rappresentata?

Non lo credo, ma sarebbe

Non lo credo, ma sarebbe bello iniziare da qui, con lo scambio di opinioni costruttivo e non con la distruzione dell'altro. Lo staff non c'entra (scusate, non volevo fare riferimento alla vignetta...), siamo noi che non dimostriamo abbastanza maturità e ci accoltelliamo dietro l'anonimato. Ma non si ricorda che le persone sono prima di tutto persone. Non sono nemici da combattere, ma altri uomini come noi, con i quali confrontarsi. Se si iniziasse da qui sarebbe molto più semplice pensare a costruire invece che distruggere.

la sentenza Cuffaro

credo che la sentenza Cuffaro abbia fatto esplodere clamorosamente (qualora ce ne fosse bisogno) la "questione morale" in politica.
Ognuno di noi ha proprie idee sulla vicenda, com'è giusto che sia.
Ma ognuno di noi non conosce gli atti processuali.
Oggi sappiamo soltanto che il Governatore siciliano è stato condannato per favoreggiamento (non aggravato) ed interdetto dai pubblici uffici.
Ma questo è un giudizio penale "provvisorio" ed infatti entrambe le parti, Procura e imputato, hanno dichiarato di volere impugnare la sentenza.
Quindi ci sarà un giudizio di appello e, possibilmente, si arriverà in Cassazione.
Il nostro sistema giuridico ribadisce che ogni cittadino è da considerare innocente fino a sentenza definitiva.
Questa mia premessa non vuole in alcun modo essere una presa di posizione a favore o contro il presidente Cuffaro.
Bisogna però riconoscere che se le "regole" oggi sono queste nessuno può imporre a Cuffaro di dimettersi.
Altro è il problema etico-morale: ma è un problema che deve porsi il diretto interessato. E' corretto che un politico condannato provvisoriamente a 5 anni di reclusione continui a governare una regione ??
E qui ritorniamo al punto di partenza: ognuno ha le sue idee.
Anch'io sono della idea che la scelta di dimettersi o quantomeno sospendersi sarebbe stato un gran bel segnale ad una terra che quotidianamente tenta di togliersi di dosso unl marchio infamante.
ma è la mia opinione, forse insieme a me ci saranno altri xxx che la penseranno così...
Ciò perchè nessuno ha mai avuto interesse a regolamentare le varie ipotesi con norme "chiare e precise" senza possibilità di fraintendimenti.
come ho già detto in altro post, come si può pretendere da un politico regionale un atto di "correttezza istituzionale" quando il nostro Parlamento Nazionale annovera una schiera di "pregiudicati", sì questo è il vero appellativo in quanto ce ne sono parecchi che hanno nel loro "curriculum" sentenze di condanna DEFINITIVE per reati altrettanto gravi e rivestono cariche rilevanti (capi gruppo, presidenti di commissione) ???
O ministri di un recente passato ??
Bisogna scrivere regole CHIARE e PRECISE altrimenti il "reato" commesso dai politici sarà rilevante soltanto se si tratta di "mafia" : tutto il resto non conta.
E poi parliamo di pacchetto giustizia, indulto, amnistia .......
R.F.

IO NON CENTRO..Con il

IO NON CENTRO..
Con il governo Prodi che sta lasciando l'Italia coperta d'immondizia.
Con la politica dei Verdi che bloccano lo sviluppo di questa terra con le loro ideologie del c****.
Con Rita Borsellino che infanga il nome di suo Fratello sfilando con gente cn gli spinelli accesi, tanto per rinfrescare la memoria, il mercato della droga in sicilia nn lo gestisce il governo regionale, ma la MAFIA.
Con chi impedisce la costruzione del ponte sullo stretto.
Con chi ha tagliato i fondi per il Sud.. etc... etc...
IO C'ENTRO
Con chi non ha paura di costruire INCENERITORI, TERMOVALORIZZATORI, CENTRALI NUCLEARI.
Con chi la mafia la combatte ogni giorno stando ai vertici dei pubblici uffici.
Con il Presidente Cuffaro che da quando governa questa terra ha dato speranze a tanti giovani.
Con Pippo Guercio e la sua Giunta che anche in questa situazione difficile sta cercando di risollevare la città di Cefalù.
Con i rappresentanti di Sinistra della giunta di Guercio che hanno avuto il coraggio di mettere da parte l'ideologia per portare avanti un progetto serio per la città di Cefalù.
Con l'assessore Scancarello che non ha paura di dire le cose come stanno.

Certo che con la forza della

Certo che con la forza della retorica si può proprio dire di tutto e apparire credibili agli occhi di chi non sa come stanno le cose. Peccato che noi sappiamo come stanno le cose. E con tutto quello con cui c'entri tu noi non c'entriamo affatto. E ne siamo orgogliosi.

Voglio darti un consiglio

Smettila di fare uso di sostanze dannose per il cervello!

Dirigente del SERT

E il procuratore Grasso rivendica la sua linea

PALERMO—La sentenza di condanna a Totò Cuffaro è stata appena pronunciata, e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso commenta: «Con queste premesse la lotta ai rapporti tra mafia e politica, e tra la borghesia mafiosa e le altre componenti dell'organizzazione, diventa difficile». In aula, ad ascoltare il verdetto, c’erano il procuratore aggiunto Pignatone e i sostituti De Lucia e Prestipino, ma idealmente sul banco dell’accusa sedeva anche lui, Grasso, che quando dirigeva l’ufficio palermitano ha indirizzato il processo a Cuffaro sui binari del favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra escluso dal tribunale. «I giudici hanno ritenuto provato il favoreggiamento a singoli mafiosi come Guttadauro, Aragona o Miceli—insiste il superprocuratore —, ma evidentemente per attribuire il favoreggiamento dell’intera organizzazione serve una prova diabolica, complicata da trovare». Riflessione amara, accompagnata da un’altra di segno opposto: «Utilizzando questa contestazione anziché il concorso esterno nell’associazione mafiosa si riesce a provare almeno il singolo fatto e ottenere una condanna».

È l’anticamera della polemica che da anni divide la Procura di Palermo e non s’è placata con l’avvicendamento di Grasso, il quale legge nella sentenza una riprova a quanto sostenuto da lui e i pubblici ministeri che hanno condotto in porto il dibattimento: «C’era un imputato, il maresciallo dei carabinieri Riolo, responsabile di rivelazioni di segreti alla mafia che secondo l’accusa configuravano il concorso esterno nell’associazione, mentre il Tribunale non solo ha escluso quel reato, ma pure l’ipotesi subordinata del favoreggiamento a Cosa Nostra: favoreggiamento di singoli mafiosi anche per lui. È la dimostrazione che la contestazione del reato più grave a Cuffaro non avrebbe portato a un risultato migliore. Anzi». Questa visione è ovviamente condivisa da chi ha svolto la requisitoria finale, e contestata dall’altra metà della Procura che invece voleva imputare al governatore della Sicilia il concorso nell’associazione mafiosa.

Nel chiuso delle stanze si ripropongono i discorsi che per quasi quattro anni hanno dilaniato l’ufficio: paragonare la posizione del maresciallo con quella di Cuffaro è sbagliato, perché il referente di Riolo era il solo imprenditore Aiello (condannato a 14 anni per partecipazione a Cosa Nostra) mentre l’interfaccia di Cuffaro era per così dire «collettiva»: dal capomafia di Brancaccio Guttadauro ai «colletti bianchi» Aragona e Miceli, e così via. Nelle riunioni uno dei pm del processo, Nino Di Matteo, ha sostenuto che sarebbe stato più semplice provare il concorso esterno anziché il favoreggiamento aggravato, e quando i suoi colleghi non hanno accettato di cambiare strada ha smesso di presentarsi in aula. Facile immaginare il fiorire dei «l’avevamo detto» dopo il verdetto di ieri, anche se manca la controprova.

L’antimafia giudiziaria resta dunque divisa, e la condanna di Cuffaro si aggiunge a una catena di sentenze altalenanti: dall’assoluzione-prescrizione di Andreotti (reato provato fino a una certa data ma non più punibile, e per il resto «insussistente») a quella piena dell’ex presidente della Provincia Musotto, dall’assoluzione ribaltata in appello annullata dalla Cassazione per Calogero Mannino (nuovo appello in corso) alla condanna in primo grado (appello pendente) per Marcello Dell’Utri, fino all’assoluzione in primo grado per il deputato di Forza Italia Gaspare Giudice. Ora c’è la variante di un favoreggiamento né semplice né aggravato, ma un po’ più grave del normale perché ad uso di singoli mafiosi. Per i tecnici c’è di che discutere, e per le polemiche altra legna sul fuoco.

Ma al di là di disquisizioni e spaccature resta la realtà di un verdetto che ha dichiarato provati i fatti contestati e inflitto cinque anni di carcere al principale uomo politico della Sicilia. E il doppio paradosso, molto italiano, di una pubblica accusa costretta quasi a difendersi dopo aver visto confermato nella sostanza l’impianto dell’intero processo (dalle ruberie nel sistema sanitario alla rete di informatori nelle istituzioni in favore di mafiosi, oltre ai fatti addebitati a Cuffaro), mentre il politico condannato a una pena non certo irrisoria lascia l’aula del tribunale proclamandosi soddisfatto e deciso a restare al suo posto.

Giovanni Bianconi

DOPO QUALCHE SECONDO AFFARI E CANNOLI

LA MORALE NELLA VITA VIENE PRIMA … DOPO QUALCHE SECONDO AFFARI E CANNOLI

“La morale, nella vita, viene prima di ogni calcolo.

La stessa politica, secondo Aristotele, e una branca della morale.

Per un politico, insomma, la vita pubblica è anche morale pubblica.

Ciò posto, mi sembra impossibile restare in carica in caso di condanna”.

Totò Cuffaro, L’Opinione, 9.11.2007

Lo avevamo lasciato meno di un anno fa con la sua coppola che faceva capolino dagli scranni compiacenti di una delle tante emittenti locali asservite al suo sistema di potere. Allora era stato spavaldo ed accattivante, esuberante e giocherellone, con quel piglio astuto e furbesco che partecipa quasi naturalmente del sovversivismo delle nostre classi dirigenti meridionali. E che rende simpatica e divertente a una buona parte dell’opinione pubblica siciliana quella scaltrezza un po’ rozza e un po’ plebea che appartiene ad ogni vero uomo di potere. Abbiamo da subito riconosciuto, dietro la tracotanza grossolana e la baldanza aggressiva di quelle immagini, la grandezza che si celava in quella magistrale lezione da grande comunicatore. E ne abbiamo denunciato i rischi e i pericoli.

Oggi, dopo la condanna a cinque anni e l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena per favoreggiamento semplice e rivelazione di segreti d’ufficio, le immagini televisive ci offrono un Cuffaro redento: nelle interviste televisive, lasciatasi alle spalle la figura trionfante, grassoccia e paciosa del padrino con la coppola, si sforza di apparire commosso, contrito e quasi dimidiato, sfinito dal tormento, afflitto e tribolato, devoto ai suoi santi e alle sue madonne. La stessa liturgia del fistino a base di cannoli, spumante e pasticcini, pur nella sua scandalosa fenomenologia, non va derubricata a un ingenuo passo falso, ma associata ad una sorta di rito liberatorio col quale una vittima ha ragione di una perversa macchinazione persecutoria. Cuffaro, proprio perché avrebbe manifestato rispetto e lealtà nei confronti della Giustizia, viene alla fine sollevato dall’accusa più grave e infamante, quella di avere favorito Cosa Nostra.

Purtroppo per lui, ma soprattutto per noi, questa pantomima, che ancora una volta il nostro presidente della Regione ha saputo interpretare in modo magistrale, non risponde alla realtà dei fatti. Ma non importa, ciò che conta è la sua capacità di penetrare capillarmente nel profondo dell’immaginario collettivo del popolo siciliano, modellandolo a propria immagine e somiglianza e procurando al tessuto etico e civile della già abbondantemente martoriata società siciliana guasti e danni irreparabili. E così, in un capolavoro di mistificazione cinico e astuto, Totò vasa vasa diventa la vittima di una congiura ordita alle sue spalle dalla magistratura e dai suoi sciacalli, una trama che ha come scopo quello di screditarlo e sottrargli quel legittimo potere che è stato in grado di guadagnarsi da quando, nel 1991, è stato eletto per la prima volta all’Assemblea Regionale. Ecco l’agnello sacrificale da offrire all’invidia vendicativa di quanti si ostinano a non accettare il peso e la responsabilità politica che il destino gli ha offerto: Cuffaro è sempre stato un maestro nel pescare a piene mani dal repertorio della religiosità popolare. Quanta raffinata perizia e che ingegno sofisticato nel capovolgimento dei fatti. E tra un brindisi e un pasticcino, la pervicace volontà di autoassolversi davanti alla legge, al popolo siciliano e alla storia.

Ma carta canta, e la verità è un’altra, molto più cruda e tragica. La sentenza di condanna, come commenta anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, dimostra l’esistenza delle talpe e del favoreggiamento. “È rimasto provato il favoreggiamento da parte del presidente della Regione di singoli mafiosi come Giuseppe Guttadauro, Salvatore Aragona, Greco, Aiello e Miceli, senza che tutto ciò fosse ritenuto sufficiente per supportare l’accusa di aver favorito Cosa Nostra nel suo complesso.” Non il complesso dell’organizzazione quindi ma i suoi singoli appartenenti. Questione metafisica, dai distinguo vertiginosissimi e dalle sfaccettature ambigue. Valutazioni tecnico-giuridiche si dice, secondo le quali un conto è favorire i singoli mafiosi e un conto è condividere con l’intera associazione di Cosa Nostra condotte e finalità.

Potremmo stare a disquisire per secoli, senza cavare un ragno dal buco, sulla differenza tra il sostegno ai singoli mafiosi e quello eventuale all’intera organizzazione, e nel mentre Totò vasa vasa continua ad abbuffarsi a pasticcini e non solo. Come se si potesse fare astrazione dal sostenere la mafia in toto senza passare per un aiuto sempre mediato e individualizzato a quell’appartenente o affiliato di Cosa Nostra. Come se, per sancire l’oggettiva convergenza di interessi illeciti e di obiettivi criminali, occorresse preventivamente dirselo esplicitamente, suggellando da entrambe le parti, magari dinnanzi gli spalti di una affollatissima tribuna, un patto del disonore finalizzato a delinquere. No, la mafia non si può ipostatizzare facendone un monolite astratto, una sostanza metempirica avulsa dal contesto siciliano. Essa, viceversa, vive delle relazioni individualizzate, prospera sul legame particolare, attecchisce lì dove al bisogno si risponde con una logica clientelare e personale. In questa arte, che trova per ogni singolo problema e per ogni istanza particolare una risposta sempre pronta sul piano dei favori e non su quello universale della garanzia di diritti di cittadinanza, risiede, se così possiamo dire, la colpevolezza di Cuffaro.

Il cuffarismo è il terminale di un blocco di potere che tutela interessi ben individuabili, che alimenta ingiustizia e disuguaglianza, che soffoca in una cappa di potere l’intera Sicilia. Vale per la sanità come per la gestione dei fondi europei, per l’affare sui rifiuti come per quello della privatizzazione dell’acqua. Quanti saranno, centomila, cinquecentomila, un milione, i siciliani beneficiari che vivono di prebende, che a causa del bisogno sono costretti a elemosinare un contratto da precario, che sono vincolati dal legame dell’appartenenza, che sono collocati in quel consiglio d’amministrazione dell’Ato o in quell’altro consorzio di bonifica? Un sistema di potere che si serve di funzionari dello Stato come informatori, di speculatori i cui raggiri ricadono inevitabilmente sulle spalle dei contribuenti, che per prosperare ha bisogno di soggettività che, pur nell’ambito della legalità, possono favorire consulenze e supporti. È quella zona grigia di professionisti ed esperti che hanno a cuore la tutela legale, di consulenti che si occupano di investimenti e riciclaggio, di tecnici ed esponenti della burocrazia e delle amministrazioni negli enti locali, di politici, imprenditori e professionisti. Denaro, affari e bisogni, i tasselli magici di un puzzle che procura raccomandazioni e promozioni, favori e avanzamenti di carriera, aggiudicazioni di appalti e incarichi prestigiosi. Un sistema dalla logica geometrica e stringente, che privilegia le amicizie alle capacità e l’appartenenza al merito, e che ha raggiunto un livello di pervasività oramai soffocante e in grado di coinvolgere tutti senza escludere più nessuno.

Se allora davvero vogliamo mandare a casa Cuffaro dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che il governatore rappresenta l’espressione di un blocco di potere che sta precipitando la Sicilia e i siciliani nel baratro dell’emergenza sociale e del sottosviluppo. Con un preoccupante e drammatico balzo all’indietro la nostra terra è stata ricacciata nella spirale dell’arretratezza e della povertà. Il solo racket delle estorsioni costa annualmente, nella regione, più di un miliardo di euro, circa 1,3 punti percentuali del prodotto lordo regionale. Ancora, si guardi in rassegna l’ultima indagine Istat sulla distribuzione del reddito e sulle condizioni di vita delle famiglie italiane, indagine dalla quale risulta che le famiglie siciliane sono le più povere del paese con un reddito annuo di 16.658 euro contro la media nazionale di 27.736. Per non parlare del fatto che la Sicilia è penultima in Italia relativamente agli standard europei di competitività, è la regione con il maggior numero di precari nel settore della ricerca ed ha carenze infrastrutturali che la relegano fra i paesi fanalino di coda dell’Unione Europea. Occorre ripartire da qui, dalla consapevolezza che la responsabilità di Cuffaro, oltre ad essere stata acclarata da una condanna a cinque anni, risiede nell’avere costretto, direttamente o indirettamente, tanti giovani all’emigrazione, tanti uomini e donne al precariato e al lavoro nero, tanti onesti siciliani alla mortificazione che si cela dietro la supplica di un favore e la richiesta di una raccomandazione. Mentre all’altro capo della piramide sociale una ristretta casta di privilegiati e ingannatori ingrassa e arricchisce spudoratamente. Come spudorata e sfrontata è l’ostentazione di quel festeggiamento. E che quei cannoli …possano fargli acitu.

Giovanni Di Benedetto

Ha citato Aristotele! Ha

Ha citato Aristotele! Ha citato Aristotele! No, per favore, questo non lo posso reggere! Portatemi dei sali, sto svenendo!

Cuffaro: condannato e contento

Il Tribunale di Palermo ha ritenuto il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, colpevole di favoreggiamento semplice e rivelazione di segreto d'ufficio, e per questo lo ha condannato a 5 anni di reclusione.

Basterebbe questo (e a dire il vero, troviamo che sia già troppo) per mettersi una busta di carta in testa e non far vedere in giro, per molto tempo, la propria faccia per la vergogna. E invece no, il Governatore della Sicilia è contento.
A Totò Cuffaro, nel processo alle ''talpe nella Dda di Palermo'', sono stati contestati quattro capi di imputazione: due per il favoreggiamento personale e altri due per la rivelazione e l'utilizzazione di segreti d'ufficio, tutti con l'aggravante di avere favorito la mafia che però non è stata riconosciuta dai giudici della terza sezione del tribunale. Per l'accusa, il Governatore avrebbe appreso nel 2001 dall'ex maresciallo dei carabinieri, Antonio Borzacchelli, poi eletto deputato regionale, dell'esistenza di microspie sistemate dagli investigatori del Ros nell'abitazione del boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro. Il salotto del boss, già condannato all'epoca per mafia, era frequentato da un amico di Cuffaro, il medico Domenico Miceli, ex assessore comunale alla sanità, anche lui Udc, condannato nel dicembre 2006 a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli inquirenti sostengono che Borzacchelli avrebbe avvisato Cuffaro dell'esistenza delle cimici a casa Guttadauro e che il presidente della Regione lo avrebbe a sua volta comunicato a Miceli. In questo modo il boss di Brancaccio avrebbe scoperto le microspie, bruciando l'inchiesta.

Favoreggiamento semplice e non a con l'aggravante perché diretta a Cosa nostra. Poi, Cosa nostra ha usufruito della ''semplicità del favoreggimaneto'' del presidente della Regione, ma per altre vie. Non è stato lui a favorire direttamente... Quindi, secondo Cuffaro, non c'è nulla di cui vergognarsi, anzi.
Per il presidente quella passata è stata una notte insonne, per via della tensione accumulata in questi giorni e per la commozione provata ieri in tribunale quando ha sentito di essere stato condannato solo a cinque anni. Stamane Cuffaro è apparso più disteso; quando è sceso da casa sua, in strada ha trovato ad attenderlo un gruppo di fedelissimi che lo aspettavano fin dalle prime ore dell'alba. Anche qui Cuffaro non è riuscito a trattenere la commozione, mentre abbracciava a uno a uno amici e conoscenti. "La cosa che mi dà più gioia - ha detto - e quella di avere finalmente riportato la serenità nella mia famiglia".
Dopo avere preso un caffè nel bar vicino casa, davanti a Villa Sperlinga, sempre assediato dai suoi sostenitori Cuffaro ha rilasciato alcune interviste nelle quale avrà manifestato tutta la sua contentezza per essere stato condannato solo a cinque anni di carcere. In mattinata ha già annunciato che si recherà a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, per "tornare al lavoro", come aveva dichiarato ieri subito dopo avere assistito alla lettura del verdetto che lo scagiona dall'accusa di mafia.

Sì, perché tornerà al suo lavoro da presidente. Sì, perché non si dimetterà, non c'è motivo di dimmettersi perché è stato condannato solo a cinque anni di reclusione, per favoreggiamento semplice e rivelazione di segreto d'ufficio.
"Visti gli articoli 28, 29, 31 e 32 del codice penale il tribunale dichiara Michele Aiello, Giorgio Riolo e Salvatore Cuffaro interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale durante l'espiazione della pena": queste le parole pronunciate in aula dal presidente Vittorio Alcamo durante la lettura del dispositivo. Cuffaro, dunque, è stato condannato anche all'interdizione "in perpetuo" dai pubblici uffici e all'interdizione legale "durante l'espiazione della pena". Questo significa che il Governatore dovrebbe diventare un ''ex governatore'' perché la legge lo ha condannato a non poter mettere più piede nel suo ''pubblico ufficio''. Ma l'interdizione, tuttavia, non è esecutiva e scatterà in caso di condanna definitiva.

“Sono molto confortato da questa sentenza - ha detto ieri Cuffaro all'uscita dall'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo - perché ho sempre sperato che la verità di cui ero moralmente certo venisse riconosciuta anche in sede giudiziaria. La sentenza di oggi conferma che non ho mai commesso atti tesi a favorire la mafia, vero e proprio cancro della Sicilia, che ho sempre combattuto con tutte le mie forze. Proprio per questo, come già detto in passato, ritengo, comunque, giusto, importante e doveroso continuare a svolgere il compito al quale sono stato chiamato dai siciliani [...] Tuttavia non posso nascondere lo stato di disagio nel quale mi trovo di fronte a una sentenza di primo grado che mi vede, comunque, condannato. Per il rispetto che ho sempre manifestato nei confronti delle istituzioni non intendo commentare la sentenza ma preannuncio fin da ora un ricorso affinché venga riconosciuta la mia completa innocenza di cui mantengo l'intima certezza [...] Sapete tutti, l'ho detto da un anno che mi sarei dimesso soltanto se ci fosse stata l'aggravante - ha aggiunto - Da domani mattina ricomincerò a lavorare per la Sicilia perché il governo (siciliano) non può ancora restare in questo stato di impasse”.
Infine Cuffaro ha ringraziato tutti i siciliani che lo hanno sostenuto e che lo hanno rieletto lo scorso anno e che, con molta probabilità, non proveranno alcun senso di vergogna, perché in fondo hanno votato un uomo che è stato condannato solo a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice e rivelazione di segreti d'ufficio.

Il processo alle Talpe alla Dda di Palermo - Il presidente della terza sezione penale del Tribunale di Palermo, Vittorio Alcamo, era visibilmente emozionato ieri quando ha letto la sentenza, e ad un certo punto ha dovuto interrompersi per far cessare il brusio del pubblico presente in aula. "Per favore - ha detto Alcamo -, dobbiamo fare silenzio. Per cortesia, per rispetto di tutte le parti processuali e del tribunale gradirei il massimo silenzio". Poi ha continuato la lettura della sentenza.
Il processo, iniziato nel 2005 e durato poco meno di tre anni, ha visto svolgersi 150 udienze e l'impiego di oltre 200 testimoni di accusa e difesa, per un totale di circa 200.000 pagine di verbali.
Oltre a Cuffaro sono stati condannati: Michele Aiello, il «re Mida» della sanità siciliana, accusato di associazione mafiosa (14 anni); Giorgio Riolo, ex maresciallo del Ros, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa (7 anni); Lorenzo Iannì, dipendente Ausl 6, ex dirigente del distretto di Bagheria (4 anni e 6 mesi); Aldo Carcione, radiologo e socio di Aiello, accusato di accesso abusivo al sistema informatico della Procura (4 anni e 6 mesi); Giacomo Venezia, funzionario di Polizia accusato di falso e abuso d'ufficio (3 anni); Adriana La Barbera, dipendente Ausl6, e Angelo Calaciura, piccolo imprenditore (2 anni); Roberto Rotondo, dipendente e collaboratore di Aiello, accusato di favoreggiamento (1 anno); Salvatore Prestigiacomo, impiegato Ausl 6, e Michele Giambruno, dipendente Ausl 6 (9 mesi); Giuseppa Antonella Buttitta, ispettore di polizia municipale, ex assistente del pm Domenico Gozzo, accusata di accesso abusivo al sistema informatico della procura e rivelazione di segreto d'ufficio (6 mesi).
E' stato invece assolto dalle accuse di associazione a delinquere e truffa Domenico Oliveri. Per lui erano stati chiesti 4 anni e mezzo e 1.000 euro di multa.
I giudici hanno poi condannato le società Diagnostica per Immagini 'Villa Santa Teresa' e Atm, Alte tecnologie medicali, al pagamento di una multa di 600mila euro la prima e 400mila euro la seconda. Al re Mida della Sanita siciliana è stata applicata la libertà vigilata per tre anni. Quest'ultimo è stato poi condannato ad un risarcimento di 3 milioni di euro nei confronti del comune di Bagheria, che si era costituito parte civile. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.

Lo scontro tra Cuffaro e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso - Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, pur dichiarandosi riconoscente verso il presidente e ai giudici per come hanno condotto il procedimento, ha rilevato: "E' rimasto provato il favoreggiamento da parte del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, di singoli mafiosi come Guttadauro, Aragona, Greco, Aiello e Miceli, ma tutto ciò non è stato ritenuto sufficiente a integrare l'aggravante contestata di avere agevolato l'associazione mafiosa Cosa Nostra nel suo complesso. Si tratta di uno dei temi più complessi e dibattuti sul piano giuridico, che sarà certamente oggetto di ulteriori verifiche giudiziarie in fatto e in diritto". Cuffaro ha subito replicato: "Non capisco perchè il procuratore Grasso sostenga che in base alla sentenza io abbia favorito singoli mafiosi. Il dispositivo, mi hanno spiegato i legali, non dice questo ed esclude ogni mio rapporto con la mafia e con singoli mafiosi. Evidentemente Grasso non ha letto appieno la sentenza".
Resta intanto aperta un'altra indagine per concorso in associazione mafiosa su Cuffaro, aperta nel maggio scorso dal gip Fabio Licata al termine di un dibattito interno alla Dda di Palermo, dopo che uno dei pm del processo alle "talpe", Nino Di Matteo, aveva chiesto di contestare a Cuffaro, imputato per favoreggiamento a Cosa nostra, l'accusa più grave di 110 e 416 bis.

Processo Cuffaro: gli atti sono a Roma

Gli atti del processo che ha visto come imputato Salvatore Cuffaro, presidente della Sicilia, sono stati inviati al commissario dello Stato a Roma. Un atto dovuto, sottolineano il procuratore di Palermo, Francesco Messineo e il prefetto Alberto Di Pace. Già da oggi la decisione dei giudici che hanno condannato a cinque anni Cuffaro sarà negli uffici dei ministeri degli Affari regionali e degli Interni. L’eventuale sospensione di Cuffaro per diciotto mesi dalla carica di deputato regionale spetta alla Presidenza del Consiglio, in questo momento impegnata con la crisi del governo. Proprio per questo motivo, dunque, la decisione in merito alla vicenda si protrarrà per molti mesi.
Gli atti sono stati inviati al commissario dello Stato dallo stesso tribunale che ha pronunciato la condanna. Una mossa che taglia l testa al toro sull’interpretazione della sentenza, oggetto di controversie proposito del motivo della condanna. “Cuffaro è stato ritenuto colpevole di favoreggiamento senza l’aggravante di aver agevolato Cosa Nostra – aveva detto il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso – ma con l’”aggravante oggettiva” di aver favorito singoli mafiosi”. I difensori di Cuffaro dicono che le cose stanno diversamente.
La trasmissione del verbale da parte della terza sezione del tribunale di Palermo chiarisce il senso della sentenza. L’eventuale sospensione dalla carica di parlamentare regionale, secondo le norme vigenti, non è infatti prevista per il reato di favoreggiamento, ma solo quando il favoreggiamento è nei confronti di persone che rispondono di associazione mafiosa o di reati collegati oppure che siano state condannate sempre per questi motivi. Se Cuffaro fosse stato giudicato colpevole, dunque, di semplice favoreggiamento senza l’aggravante oggettiva, il collegio giudicante, presieduto da Vittorio Alcamo, non avrebbe potuto mandare gli atti al commissario dello Stato.
Secondo il docente di diritto amministrativo Salvatore Raimondi e il costituzionalista Giovanni Pitruzzella, però, Cuffaro è stato eletto dal popolo e il presidente eletto dal popolo non è soggetto alla sospensione dalla carica.

SICILIA/ DI PIETRO SCRIVE A PRODI: SOSPENDERE PRESIDENTE CUFFARO

Roma, 23 gen. (Apcom) - Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, Romano Prodi per chiedere la sospensione dalla carica del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro.

"I fatti addebitati al presidente Cuffaro ed accertati dal Tribunale con la sentenza di primo grado, emergono nella loro estrema gravità - scrive Di Pietro nella lettera pubblicata anche sul blog - non solo per come attestato dalla pesante pena irrogata (cinque anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici), ma soprattutto in quanto si tratta di comportamenti di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio su indagini riguardanti affiliati mafiosi".

"Ritengo che il Governo non possa rimanere inerte rispetto alla vicenda in questione - conclude Di Pietro - e che sia indispensabile l'adozione di misure concrete, in conformità a quanto previsto dall'ordinamento, volte ad assicurare il primato della legge e il pieno rispetto del principio di legalità, restituendo, in tal modo, credibilità e autorevolezza alle istituzioni dello Stato".

Palermo: domani ai voti la mozione di sfiducia contro Cuffaro

Sarà messa ai voti domani la mozione di sfiducia del centrosinistra contro il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. Il testo è stato firmato da tutti i 33 deputati del centrosinistra. Un numero sicuramente insufficiente per mettere in difficoltà il governatore della Sicilia, ma è sicuramente un chiaro segnale di un’azione politica che l’opposizione ha deciso di intraprendere e che inizia dalla sfiducia in aula per proseguire poi nelle piazze per far crescere nel territorio “il senso di indignazione che tutti noi – dice Francantonio Genovese, segretario del Partito democratico – sentiamo nell’essere rappresentati da un presidente condannato a 5 anni e interdetto dai pubblici uffici, che ha perso il senso dello Stato e delle istituzioni nel momento in cui ha deciso di restare al suo posto”. Dal centrosinistra fanno sapere che la decisione di firmare la mozione è stata presa perché da quando è iniziata la legislatura l’Assemblea regionale siciliana è paralizzata. Se Cuffaro si fosse dimesso si sarebbero evitate ancora situazioni di stallo e quindi la coalizione intende aprire ora una campagna per le dimissioni di Cuffaro.
Nello stesso tempo, l’intera opposizione ha presentato il disegno di legge per attivare l’esercizio provvisorio, cioè la possibilità di spendere mensilmente un dodicesimo del vecchio bilancio in attesa del varo della Finanziaria per sbloccare la spesa e pagare stipendi e pensioni. Secondo l’opposizione, infatti, i tempi del varo della manovra non saranno brevi e potrebbero essere sospesi proprio per il dibattito sulla mozione di sfiducia. Il presidente Cuffaro, però, ancora una volta ha ribadito il suo no all’esercizio provvisorio. “Non sono contrario al dibattito sulla mozione di sfiducia – ha dichiarato – ma prima bisogna approvare il bilancio”.
Intanto rifondazione sta avviando una serie di iniziative in tutti i consigli comunali in cui è rappresentato. Ordini del giorno che sfiduciano Cuffaro saranno presentati in tutti gli enti locali della Sicilia. Anche il movimento Liberi, dell’ex Udc Massimo Grillo, sta avviando una simile iniziativa. Intanto, fuori dall’Ars e sotto Palazzo d’Orleans sono andati in scena sit-in di protesta contro il presidente Cuffaro e altri sono programmati durante tutta la settimana.

L’Ars discute la sfiducia a Cuffaro

Domani il dibattito a Sala d'Ercole
Il documento presentato dai trentatre deputati delel opposizion idi centrosinistra chiede le dimissioni del governatore siciliano e di lasciare un governo provvisorio che voti il bilancio prima di andare a nuove elezioni. Per Rita Borsellino "al di là di quello che sarà il voto dell'aula, la Sicilia ha bisogno di ricevere messaggi chiari dalla politica. C'é un problema etico"

La mozione di sfiducia presentata dai deputati del centro sinistra nei confronti del presidente della Regione Cuffaro verrà discussa domani mattina a Palazzo dei Normanni. Tutta l’assemblea regionale si interrogherà sull’opportunità che il presidente regionale conservi il suo ruolo dopo la sentenza di condanna a cinque anni per favoreggiamento e l'interdizione dai pubblici uffici. A conti fatti, i 33 voti dell'opposizione su 90 complessivi non basteranno a sfiduciare il governo Cuffaro che si dice "tranquillo". "La mozione di sfiducia può contare soltanto sui 33 voti dei deputati dell'opposizione. Non credo che nessuno deputato della maggioranza la voti. Anzi con i tempi che corrono è probabile che qualche voto dell'opposizione sia dato contro il documento", ha detto il governatore. Intanto nell’aula di Palazzo dei Normanni continua l’esame della legge di Bilancio.

Il deputato regionale Nino Oddo, del partito Socialista giudica "surreale il clima politico all'Ars con il governo che ritiene di poter avviare l'esame delle norme finanziarie e di bilancio, non tenendo conto di una situazione politica incandescente, conseguenza della condanna del presidente Cuffaro”. Rita Borsellino prima firmataria della mozione di sfiducia ha aggiunto: "al di là di quello che sarà il voto dell'aula, la Sicilia ha bisogno di ricevere messaggi chiari dalla politica. C'é un problema etico".

L’europarlamentare di Rifondazione Giusto Catania ha lanciato un allarme sulla gestione delle risorse che Agenda 2000 ha destinato alla Sicilia, “per il periodo 2007-2013 sono stati concessi altri 6,5 miliardi di euro, che dovranno essere programmati e gestiti da un'istituzione il cui presidente è stato condannato per aver favorito mafiosi". Il segretario nazionale di Rifondazione, Franco Giordano e la leader dell'Unione in Sicilia, Rita Borsellino hanno annunciato che parteciperanno all'iniziativa della campagna per le dimissioni del governatore che si svolgerà venerdì 25 gennaio all’hotel Astoria di Palermo. Sabato 26 è previsto un corteo cittadino che partirà da Piazza Politeama alle 16.

una precisazione cons. la punzina

volevo solo ricordare al lungimirante consigliere la punzina che a cuffaro non gli è stata inflitta l'interdizione perpwtua dai pubblici uffici ,ma soltanto per la durata della condanna.......visto che lui è sempre preciso mi meraviglio come gli sia sfuggita questa cosa..............forse non è proprio un caso................

essere giovani laureati e vivere nella Sicilia di Cuffaro

Picciotti, ma vero dite che difendete a spada tratta Cuffaro? ma non vi accorgete che ci perdete la faccia anche voi? Non capite quanto sia grave che si faccia favoreggiamento? Non comprendete che questo è un metodo che ci danneggia tutti???
Insomma, anche se i favoriti siete voi, anche se siete amici degli amici, non capite che se si va avanti solo così la ruota potrebbe girare e vi troverete anche voi col sedere per terra? E i vostri figli, saranno tutti sotto l'ala di Totò vasa vasa oppure domani, quando non ci sarà più lui, non potranno affermarsi neanche se sono più intelligenti di einstein? Pensate cosa succede se la ruota gira: continuate a ritenere poco grave il favoreggiamento? Ma voi sapete quanto è frustrante sapere si essere capaci di fare il proprio lavoro bene e dovere fare l'operatore ecologico, il ragazzo del bar o l'operatore di call center, magari con laurea e master in tasca, perchè il lavoro per professionisti non deve andare ai professionisti, ma agli amici? E' il motivo per cui la Sicilia non alza la testa. Ed è anche il motivo per cui molta gente è senza alcuna speranza nel futuro. La gente se ne va e se ne va per questo. E' grave, troppo grave, ma come fate a difenderlo ancora, e a difenderlo con arroganza???

che bell'italia

dopo i fatti di Cuffaro sto meditando di appropriarmi indebitamente di denaro (ES rapina, furto, raggiro) ma prima voglio prenotare dei cannoli in caso mi arrestino.
E se mi condannano a 5 o 6 o 7 anni voglio festeggiare e candidarmi alle elezioni regionali.

E dichiarare di essere lieto

E dichiarare di essere lieto che tutto si sia risolto al meglio e che sia tornata la serenità nella tua famiglia, come ha fatto The President of Sicily? Chiamami, voglio venire anche io.

La cosa agghiacciante è la diversa percezione delle cose. Avessero dato cinque anni a qualcuno della mia famiglia già mi immagino le scene. Pianti, grida, disperazione, mia nonna svenuta, mio nonno che simula l'infarto come fa settimanalmente per farsi coccolare, noi nipoti tutti fuori di casa perchè sostengono che siamo ancora troppo piccoli per certi discorsi (io ho trent'anni!!!), i cani impazziti perchè vedono confusione. Riunione di famiglia, i soliti 20 parenti che si arricampano da tutte le parti. Telefonate intercontinentali per capire "comu fu"....Mio zio, quello che è tornato dall'America, che dice "buono fici c'à già a vara mi l'aveva accattatu e mi l'aveva mittutu sutt'ò lietto. Muortu sugnu!". Mia zia Sara che entra in coma per rifiuto della vita e ci rimane qualcosa tipo tre anni...
Bà, certo che la gente ha una percezione della "serenità" decisamente diversa dalla mia...

Paola

FORSE.....FORSE.....SI DIMETTE !!!

Prima che lo caccino via oggi ho sentito in TV (la7) che si dimette. Che tempismo naturalmente gli alleati di partito vogliono fare apparire la cosa come un "atto di responsabilità" e continuano a difendere il candore di quest'uomo. In vaticano si stà gia prendendo in esame la possibilità della beatificazione naturalmente non trascurando quella già in atto dell'Onorevole Mastella. I fedeli gridano: Santi Subito !
Giambofra

L'ars sostiene che Cuffaro si dimetterà

(FONTE: siciliainformazioni.it) La notizia l’ha data il Presidente dell’Assemblea, Gianfranco Micciché, all’Aula, mentre si esaminava la legge finanziaria, alle 23.46.
Miccichè ha riferito di avere ricevuto una telefonata dal Presidente della Regione che gli chiedeva di convocare una seduta straordinaria dell’Assemblea per oggi a mezzogiorno. Non ha aggiunto altro. C’è stata una sospensioine della seduta. I deputati erano impegnati nell’esame della legge finanziaria, con i tempi scanditi da emendamendi e voti sull’articolato.
Nessuno ha avuto dubbi, il Presidente della Regione aveva deciso di gettare la spugna, si sarebbe dimesso e ciò avrebbe provocato lo scioglimento anticipato dell’Assemblea per la prima volta nella storia dell’autonomia siciliana. Come sia maturata la decisione di Cuffaro, che ovviamente resta una ipotesi, possiamo solo immaginarlo. Dopo avere ascoltato la condanna inflittagli dal tribunale di Palermo a cinque anni, il Presidente è parso sollevato, nonostante la pesantezza del verdetto perché esso escludeva il favoreggiamebnto della mafia. Se lo avessero giudicato di questo, aveva annunciato, non avrebbe indugiato un istante, se ne sarebbe andato, lasciando intendere che ma il favoreggiamento non avrebbe provocato nessun mutamento.

Il mattino successivo alla condanna, attraverso comunicati dell’ufficio stampa, infatti Cuffaro ha fatto sapere di essere intenzionato a rilanciare la sua azione di governo. “Lavorerò con maggiore lena”, aveva affermato. Nei giorni seguenti, tuttavia, la pressione sul Governatore era aumentata. La stampa nazionale l’aveva pesantemente criticato e in Sicilia c’erano state voci discordi, in particolare il Presidente dell’Assemblea Micciché non era parso affatto contento della scelta del Governatore di restare al suo posto. Questa inattesa presa di posizione aveva indotto Silvio Berlusconi a manifestare, insieme al suo stato maggiore, solidarietà a Cuffaro, spiazzando in qualche modo Micciché, il quale aveva liquidato la cosa con un “obbedisco”.
Il governatore aveva parlato all' Ars l'altro ieri dopo che il Pd aveva presentato una mozione, sottoscritta da tutto il centrosinistra, per chiedere le sue dimissioni. L'Assemblea aveva respinto la mozione. Cuffaro aveva detto che avrebbe riflettuto sulla possibilità di lasciare l' incarico.

L’evoluzione della vicenda politica è andata di pari passo con quella giudiziaria, perché alla condanna a cinque anni i giudici di Palermo avevano aggiunto l’interdizione dai pubblici uffici. Dapprima i costituzionalisti si erano pronunciati a favore della permanenza, ma il Commissario dello Stato aveva inviato le carte del tribunale alla Presidenza del Consiglio cui sarebbe spettato di decidere sulla sospensione del Governatore, come deputato regionale.

A Palazzo dei Normannm sono circolate voci, nella notte, di dichiarazioni rese a Rai 2 da Miccichè, dichiarazioni che non sarebbero piaciute Cuffaro. Si tratta di voci, nulla di più. E’ comunque chiaro che in Forza Italia c’è una fronda anti-Cuffaro e che questa fronda potrebbe avere avuto un peso nella decisione del Governatore.
Vale la pena di riflettere sul fatto che il partito di Cuffaro, l’Udc, ha avuto un repentino ripensamento a Roma sulla crisi di governo. Il leader, Casini, è passato nelle ultime ore dalla richiesta di elezioni subito, in sintonia con gli alleati della casa delle Libertà, alla proposta di un governo di unità nazionale, attraverso un appello rivolto ai partiti del centrodestra e del centrosinistra. Casini ha riguadagnato centro, ma deve avere avuto il placet del suo vice segretario, Cuffaro. L’ambiguità di Forza Italia potrebbe avere avuto un peso nelle decisioni della notte. No, non è stato facile, ma si tratta solo di ipotesi. Sapremo a mezzogiorno la verità.

A MEZZOgiorno TUTTI davanti LA TV......

...........anche perchè dietro non si vede niente !
usparaminchiati

PERCHE' CUFFARO SI DIMETTERA' !

La scelta delle dimissioni, anche se presa con ritardo da parte del governatore, sarebbe DOVUTA e RESPONSABILE.
IN ASSOLUTO !
E certamente, di più, di quanto non lo sarebbe stato sino ad ieri !

DOVUTA, politicamente ed umanamente, ALLA DIGNITA' DELLA SICILIA ED A QUELLA SUA PERSONALE !
RESPONSABILE, partiticamente, ancor più oggi, che le elezioni nazionali appaiono quasi ineluttabili.

Il suo permanere alla guida della Regione sarebbe DIROMPENTE e LACERANTE in una competizione elettorale che si preannunzia, di già, sin troppo DIROMPENTE e LACERANTE.

A mio giudizio, se oggi Cuffaro dovesse presentare le dimissioni, sarebbe, proprio, nella prospettiva delle elezioni nazionali.
A mio giudizio, sarebbe stata, e sarebbe, tale prospettiva la ragione autentica delle Sue dimissioni.

Infatti, Cuffaro,soltanto dimettendosi, potrà rendere l'UDC e quello che sarà il suo schieramento elettorale, meno vulnerabile agli attacchi dello schieramento avverso.
Casini, Cuffaro e tutto l'UDC sarebbero veramente INGENUI se dovessero persistere nella posizione assunta sino ad ieri.
Sono, perciò, SICURO CHE, oggi, ALLE DODICI CUFFARO SI DIMETTERA' !
Saro Di Paola

lode a Cuffaro

Totò, anche se dimesso rimarrai sempre nel mio cuore per tutte le cose positive che hai fatto per noi siciliani...lassili parrari sti comunisti ca pi primi iddi finanzinu a mafia cu tutta sta droga chi puottinu...un tuo giovane sostenitore

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