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19 Settembre 2009, 12:47 - Nicola Pizzillo |
Da quanto letto sul Giornale di Sicilia il nostro organo collegiale e quelli di numerosi altri comuni della Sicilia rischiano di essere sciolti se non dovessero al più presto approvare lo schema di bilancio di previsione 2009 predisposto dalle rispettive giunte.
E’ questa la sanzione prevista dall’ordinamento degli enti locali per l’inerzia nell’approvazione del documento contabile fondamentale per la vita del Comune, senza di esso infatti non possono impegnarsi spese ed effettuarsi pagamenti con conseguente paralisi dell’ente e dei servizi da esso forniti alla comunità amministrata (lavori pubblici, forniture, sussidi ecc.).
La legge prevedeva che i bilanci di previsione andassero approvati entro il 31 dicembre, data prorogata al 31 marzo e successivamente al 31 maggio. A fine luglio, l'assessorato agli Enti locali e' stato costretto a commissariare oltre 300 comuni dell'Isola ancora inadempienti e così anche Cefalù ha avuto la nomina di un commissario ad acta che dovrebbe coadiuvare i nostri organismi rappresentativi a redigere lo schema di bilancio ed a farlo approvare dal Consiglio, sostituendosi ad esso in caso di inerzia e decretandone lo scioglimento conseguente.
Questa grande massa di Comuni inadempienti denota le difficoltà economiche nelle quali si dibattono le amministrazioni locali, che presentano forti indebitamenti per mutui contratti negli anni passati, prive di trasferimenti erariali, senza entrate proprie di natura tributaria e non, il tutto a fronte di sempre maggiori servizi demandatigli dallo Stato.
Un grosso danno alle entrate degli enti locali è sicuramente derivato dall’abolizione dell’ICI per la prima casa, voluta dal governo Berlusconi, anche per gli immobili con alte rendite catastali normalmente di proprietà di percettori di redditi medio-alti, spesso seconde case per vacanze intestate ai figli che vi trasferiscono la residenza al fine di fruire dell’esenzione per l’abitazione principale.
Ora il rimedio messo in atto dal nostro Comune di appianare i debiti ricorrendo alla vendita del suo patrimonio immobiliare, se nel breve periodo potrebbe raggiungere l’obiettivo, a lungo termine finirebbe per privare l’ente di possibili entrate derivate da un loro sfruttamento economico, penso ad affitti o agli incassi per una loro trasformazione in istituzioni museali (v. vecchio municipio), con l’incognita di non essere sicuri di pareggiare i conti a causa della mancata quantificazione dei debiti contratti dall’amministrazione Vicari, la qual cosa sarebbe dovuta avvenire al momento stesso dell’insediamento della giunta Guercio avvenuta due anno or sono, marcando così una reale “discontinuità” dal modo di amministrare pregresso e consentendo alla cittadinanza di conoscere l’esatta situazione nella quale versavano le casse comunali.
Dispiace che il nostro Consiglio possa essere mandato a casa per colpe non del tutto sue ma imputabili anche all’organo esecutivo (giunta) che sembra non abbia predisposto un valido schema di bilancio che tenesse in debita considerazione i rilievi dei revisori dei conti. Una legge ingiusta che finisce per punire l’organo meno responsabile dell’attuale situazione di stallo amministrativo mentre sarebbe il caso che a decadere fosse prima il Sindaco e la sua giunta, allo stato inadeguati a mettere in atto una rigorosa politica di risanamento delle finanze presupposto necessario per il rilancio dell’ente, questi ultimi finirebbero paradossalmente per essere premiati in quanto liberati dall’impaccio che poteva costituire un Consiglio comunale anarchico, quasi tutto critico verso l’esecutivo.
Cari Consiglieri vi si richiede un atto finale di responsabilità, bevete l’amaro calice, approvate questo bilancio, magari emendandolo, salverete voi stessi e soprattutto la città, che non merita di essere ulteriormente paralizzata, dopo di che però abbiate il coraggio di sfiduciare il primo cittadino affinchè in primavera si ritorni al voto, i rimpasti oramai hanno fatto il loro tempo ed i ribaltoni di maggioranze sono contrari alla morale generale.
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