E' nato il nuovo blog per le realtà cittadine diverse da Cefalù:

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8 Gennaio 2008, 12:50 |
A Cefalu' ci sono tante scuole: alberghiero,commerciale e per geometri,scientifico,classico,artigianelli,scuola media,istituto d'arte.
Alla luce delle accuse volte a molti giovani sulla loro preparazione ,come ritenete che sia la preparazione degli studenti del comprensorio?.
I giovani di Cefalu' hanno un futuro uscendo da queste scuole......?
Cosa ne pensate e cosa si dovrebbe fare?.
E' possibile mai che da un concorso per giudici non sono stati ammessi alla prova il 90% dei candidati!
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Art. 21 comma I Costituzione Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto, e ogni altro mezzo di diffusione. |
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donlappanio.com |
Commenti
squolando squolando...
Le tentazione sarebbe quella di dire che continuare a sfornare generazioni ignoranti possa convenire a chi vuole una popolazione facile da controllare, ma...giò questo sarebbe un pensiero complesso. La scuola di cefalù - lo dico perchè ci ho lavorato dentro - mira con passione verso il basso, e nonostante questo i ragazzi tendono a saperne più di alcuni loro insegnanti, disamorati al punto da non ricordare neanche la propria materia. In ogni caso il fenomeno è in espansione, e questo perchè i percorsi che portano all'insegnamento si fannosempre più difficili, e gli insegnanti, sottopagati, non trovano più gratificazioni. In molte scuole private siciliane, inoltre, pagare è un optional, e devi dire grazie se ti stanno permettendo di fare punteggio. Le tasse, inoltre, le paghi tu. A queste condizioni, cosa pretendiamo dagli insegnanti? Cosa dagli studenti? La scuola va a rotoli, ma almeno diamo le giuste colpe a chi le merita.
Paola
A scuola
A colloquio con i docenti
Genitore: Professori, mio figlio è tornato casa arrabbiato......
Professore: Come mai? ha litigato con qualche compagno?
Genitore: no Professori, era arrabbiato perchè lei ci ha messo quattro nel tema! e lui dice che non se lo meritava.
Professore: nel senso che avrebbe voluto un voto inferiore? ma io l'ho fatto per incoraggiarlo.
Genitore: non babbiasse, mio figlio almeno meriva.... non dico otto, ma setti sicuro, io voglio capire una cosa, lei come si permettiu di mettici quattro, lei è pagato da noi, dalle tasse e a mio figlio deve metterci i voti giusti.
Professore: lasciamo perdere i discorsi sui soldi, ma il mio compito è quello di insegnargli a parlare a scrivere, e a quanto sento soprattutto a vivere........
Genitore. che vuole dire che io non so educare mio figlio....... a finissi si no ci isu ri manu.
Figlio: lascia perdere papà se no mi metti supra u nasu e mi boccia.....
Genitore: non si arrischi a bocciarlo, mio figlio è intelligente e deve essere promosso.
Professore: io non ho mai detto che è uno stupido, solo che se non studia non riconoscerà mai un congiuntivo da un condizionale....
Genitore:..... e certo si lei parla accussi difficile sti poviri criatura come l'hannu a capiri mai, e poi noi u condizionali l'aviemu no saluni e quannu fa cauru l'addumamu.
Professore: ma comunque studiando i verbi si imparano, pittosto le buone maniere...........
Genitore: e batte ancora a coppe, professore a momenti ci stampu una manata, gli ho detto che mio figlio è educato, l'educazione gliela ho insegnato io e mia moglie, mio figlio a il sottoscritto come esempio.....
Professore: e allora ho capito tutto...........
Genitore: chi significa ho capito tutto? taliassi mio figlio è troppo intelligente per lei ora parlo col preside....
Professore:ma parli pure col ministro, il problema è un altro......
Genitore: u problema è che lei è un puvirazzo, io a lei mi l'accattu sulu chi i suordi chi tengo na tasca destra........
Professore: allora per suo figlio le consiglio una scuola privata, lì può utilizzare il suo denaro per comprargli un diploma!
L'ignoranza è tutta colpa della scuola? Ah saperlo..........saperlo
Anonimo du Granatu
scuola perdita di tempo
io ho fatto il linguistico, e ne sono uscito circa dieci anni fa. non dico che non vi ho imparato nulla, ma la sensazione sempre più crescente che ho è che vi ho perso tanti anni preziosissimi della mia vita. meno male che non ero uno studente modello e che non ho mai preso la scuola sul serio! i più bei ricordi infatti sono le caliate e le assemblee! poi ci ho anche lavorato in alcune scuole. se avessi dei figli adesso, e ne avessi le possibilità, sicuramente a scuola non li manderei, ne in quelle ne in altre, ma li manderei in giro per il mondo ad imparare a crescere veramente! a me la scuola ormai, comprese molte università, mi sembrano delle prese in giro, arcaiche e indegne dell'evoluzione umana, una vera tortura per le menti libere. ma la cosa grave, è che dovrebbero formare chi domani dovrà mandare avanti questo mondo. meno male che oggi c'è internet e altro e che chi vuole veramente, può farsi una cultura da solo.
matisse
scuola
meno male che non ha figli !
meno male sì, sarebbero dei
meno male sì, sarebbero dei poveri ignorantoni degni di cotanto genitore
Fin dagli anni 70 aprendo al
Fin dagli anni 70 aprendo al precariato la classe docente è andata via via squalificandosi. Almeno una volta, con i concorsi, almeno le nozioni i docenti dovevano saperle. Ora invece ci sono quelli che nè sanno le nozioni, nè sanno come rapportarsi con i ragazzi. Poi, anche gli insegnanti migliori, e ci sono, sono demotivati, socialmente non hanno nessun prestigio, hanno stipendi vergognosi. Come possono i ragazzi vederli come modelli in una società in cui chi non ha successo sociale è visto come un perdente?
E' vero,non dovrebbe essere così, ma chi è in grado di spiegarglielo?
E ancora:nessun controllo sulla reale preparazione degli insegnanti per cui anche chi non sa niente e chi non capisce la psicologia dei giovani sta in cattedra... e fa danno.
Per di più le riforme che avrebbero dovuto modernizzare i programmi ecc, hanno solo ottenuto l'effetto di riempire la scuola di carte e burocrazia, mentre i contenuti da insegnare si sono ridotti a poche e superficiali nozioni di cui ai ragazzi giustamente non gliene può fregà de meno.
Rendiamoci conto che è difficile suscitare interesse nei giovani, i contenuti vanno sempre vivificati e proposti con passione, oggi ci sono tanti mezzi di imparare le nozioni, l'insegnante has un ruolo in più da svolgere oltre a "riempire" la testa dell'alunno di nozioni! Se l'educatore non riesce nel suo compito di trasmettere cultura, di suscitare lo spirito critico nel ragazzo, se non è convinto lui stesso dell'importanza di quello che spiega, come si può pretendere che i giovani imparino qualcosa?
Insomma ...è tutto sbagliato.
Rufus
NECROLOGIO
" LA SCUOLA E' MORTA "
I Professori sgomenti non sanno che pesci pigliare.
Diversi genitori aiutano a seppellirla.
I Dirigenti..stanno a guardare.
I ragazzi,nicchiando,sguazzano nella mediocrità
Sin dai miei tempi (ho
Sin dai miei tempi (ho superato i 50) Cefalù vanta di avere tutte le scuole e una volta era così ....forse...
MA CHE SCUOLE ABBIAMO? NON E' MAI ESISTITO UN INDUSTRIALE, UN LICEO SCIENTIFICO, UN LICEO ARTISTICO, UNA SCUOLA MEDIA SUPERIORE DI INFERMERIA, VISTO CHE ADESSO ABBIAMO UN OSPEDALE, UN ISTITUTO INFORMATICO...E POTREI CONTINUARE CON UN LUNGO ELENCO.
i PRIVATI OFFRONO QUALCOSA MA QUANTO COSTA E CHE PREPARAZIONE...
LA VERITA' E' CHE TUTTI I DIPLOMATI CHE ESCONO DA CEFALU' HANNO SERI PROBLEMI NEGLI ULTIMI ANNI E MALGRADO LE OTTIME STRUTTURE CHE POSSEDIAMO LE SCUOLE ESISTENTI NON SANNO APPROFITTARSENE....E' TRISTE
a friend
NON GENERALIZZIAMO
Non è vero che "TUTTI I DIPLOMATI CHE ESCONO DA CEFALU' HANNO SERI PROBLEMI".
Potrei citare i nomi di numerosi diplomati che usciti dalle scuole di Cefalù, DOPO AVERE STUDIATO, non solo si sono distinti con brillantissimi curricula universitari ma hanno già intrapreso brillantissime carriere professionali.
NON SI PUO' SEMPRE GENERALIZZARE DANDO SEMPRE LA RESPONSABILITA' ALLA SCUOLA.
La verità è sempre la stessa :
i "diplomati" che sono andati alle superiori, soltanto, per il "pezzo di carta" sia che "escano" dalle scuole di Cefalù o sia che escano dal Parini di Milano, HANNO AVUTO, HANNO E AVRANNO, sempre, SERI PROBLEMI.
(sofarel'uovocolbicchiere)
Convengo con te .....se si
Convengo con te .....se si vuole si vola, si crea, si cerca , si bussa, e si apre la strada del lavoro. Alla Villa non credo che fermi ......il tram del lavoro !
(Giotto)
la scuola e poi..........
Il dibattito si fa interessante, concordo con sofarel'uovocolbicchiere, ed aggiungo che molti tra quelli che escono "bene" dal diploma o dalla laurea, se non abbastanza maturi, credono che con il pezzo di carta, il loro dovere nei confronti della Conoscenza sia bello che finito, e si impegnano a volte esclusivamente alla spasmodica quanto difficoltosa ricerca del posto di lavoro. E' noto che tutte le capacità e competenze sia naturali che acquisite, se non allenate e sviluppate tendono a sparire nel tempo, ad essere, come nel caso del linguaggio, contaminate dalla lingua corrente tanto da far perdere il corretto uso della stessa, quello che in tanti anni di scuola si è cercato di costruire per instaurare una comunicazione quantomeno comprensibile dalle Alpi agli Erei. Tali competenze devono essere quotidianamente allenate, con la lettura con lo studio in senso lato, con l'abitudine all'ascolto e perchè no anche con esercizi più complessi, come quello di parlare in pubblico o di scrivere per altri oltre che per se stessi.Ultimo ma forse più importante, è il classico bagno di umiltà, è fondamentale essere sempre disposti ad imparare da tutti, non credere che una laurea ponga al di sopra di un diplomato o di una semplice licenza media, come sempre è la fame di conoscenza e di miglioramento a fare la differenza.
Anonimo du Granatu
Tutti i diplomati è una
Tutti i diplomati è una frase infelice ma si intendeva la maggior parte e comunque i seri problemi derivano dal fatto che con tutti i nuovi corsi di laurea e le specializzazioni che le aziende moderne richiedono, le scuole di Cefalù offrono ben poca cosa. POi è chiaro che io posso uscire dalla ragioneria e andare in medicina o dal classico e iscrivermi in economia aziendale e raggiungere risultati eccellenti.
INVITO A MEDITARE
Gli insegnati di oggi sono figli del '68, che tanto hanno contestato la scuola!
E che perpetuano gli errori
E che perpetuano gli errori dei colleghi del 67 ( se errori c'erano !!!) , molte pecore..... per falchi che del loro sangue non sanno più che farne, tanto sono sazi. Pecore che percorrono sempre la stessa strada, su e giù, su e giù, finche quella diventa dura e che neppure un coccio di letame rende fertile !
Rari quelli che della loro professione fanno missione, arano senza guardare quanto è grande il terreno, perchè quello è a perdita d'occhio; e coltivano seminando Cultura, non partecipando al raccolto ma grati di un ricordo, di una memoria commossa ....solo quella del nome del contadino!
(giotto)
E se dovessimo parlare della formazione professionale
Allora ci sarebbe da ridere..........
SE E' VERO.....
.... come è vero che la scuola non è il mezzo unico, necessario e sufficiente per acquisire lo scibile, ma solo il "trampolino di lancio" verso tale acquisizione, proviamo a chiedere agli studenti se mai i loro insegnanti, prima di "costringerli" a studiare, hanno spiegato perchè è importante conoscere la matematica, la letteratura o la filosofia e - nota dolente - perchè è importante sapere scrivere correttamente in lingua italiana.
Poi proviamo a chiedere agli insegnanti se sanno spiegare tali "perchè".
Proviamo, inoltre, a verificare quanti tra i giovani vedono nell'insegnante un modello educativo e quanti, viceversa, lo considerano solo un avversario da "fregare" conquistando la sufficienza!
Proviamo poi a determinare quanti insegnanti svolgono la professione assumendo la responsabilità dell'educazione allo studio dei ragazzi e quanti, viceversa, si preoccupano unicamente di non farsi "fregare" dagli alunni!
I.O.
oggi siamo nel 2008, il 68
oggi siamo nel 2008, il 68 era quarant'anni fa e da allora penso che il mondo sia cambiato parecchio. anche se allora non ero nato, mi sembra di capire che il livello culturale generale (dico generale) è salito notevolmente, nonostante la scuola fosse più seria di oggi e quei pochi che ci andavano, facevano meno errori di grammatica e di forma in quanto vi era un più netto distacco tra lingua ufficiale e dialettti, ma su questo potrei anche sbagliarmi.
sicuramente il miglioramento generale non è dovuto all'evoluzione della scuola ne alla preparazione dei docenti bensì ad un più ampio orizzonte d'informazione.
per rispondere a paola e a tutti quelli che parlano di stipendi, devo dire che nella vita si incontrano tanti insegnanti, che non sono necessariamente professori di scuola. il vero insegnante è colui o colei che insegna per amore della conoscenza, chi lo fa solo per i soldi, o crede che lo stipendio possa influire sulla qualità del suo insegnamento, per il bene di tutti, dovrebbe cambiare mestiere.
matisse
PAROLE SANTE
sostenere che un insegnante mal pagato sia "autorizzato" a svolgere la sua professione con negligenza è come dire che sia giusto che un vigile urbano - il cui stipendio non è certo da favola - possa legittimamente starsene in panciolle durante il servizio!
I.O.
Discepoli e maestri
L'insegnamento,preparazione a parte,è comunicatività,è amore x ciò che si fa, è missione(o dovrebbe essere tutto ciò) è prendere per mano un individuo e portarlo alla conoscenza. Certo il terreno deve essere fertile ed oggi le difficoltà sono enormi...Vale la pena dare uno sguardo a quanto segue:
"...Nessuno può insegnarvi nulla se non ciò che in dormiveglia giace nell'albeggiare della vostra conoscenza. L'insegnante che cammina all'ombra del tempio,tra i discepoli, non dà la sua saggezza, ma la sua fede e il suo amore.
Se Egli è davvero saggio non vi offre di entrare nella casa della sua saggezza, ma vi conduce piuttosto alla soglia della vostra stessa mente.
L'astronomo può parlarvi della sua comprensione dello spazio, ma non può donarvi la sua comprensione.
Il musicista può cantarvi il ritmo che è nell'universo,ma non può prestarvi l'orecchio che trattiene il ritmo, nè la voce che lo echeggia.
E il matematico potrà descrivervi regioni di pesi e misure ma colà non vi potrà guidare.
Giacchè la capacità di visione di un uomo non può prestare le ali ad un altro uomo..."
Utopia?!? Può darsi ma mi piace tanto vederla così.....
Valeria Badalamenti
Se permettete, vorrei dire la mia
Salve a tutti innanzitutto.
Sono uno studente universitario uscito da uno dei licei di Cefalù soltanto un anno e mezzo fa e mi sento in dovere di dire cosa penso.
Il problema che coinvolge la nostra scuola, il grado di istruzione nostro (riferendomi alla mia e alle prossime generazioni) è davvero un problema gravissimo.
Penso però che, come tale, non può essere estrapolato dal contesto in cui si trova ed analizzato in modo totalmente isolato, perchè se si è raggiunta una simile situazione, questa è figlia dei tempi in cui noi stessi ci troviamo ad esistere.
Stiamo degradando, amici, è la realtà, e non ci possiamo mica nascondere, anzi se ci è rimasto forse un briciolo di umanità, di quel senso di dignità che tutti dovremmo possedere, il nostro obbligo principale dovrebbe essere l'affrontare il problema senza nasconderci, indice di colposa indifferenza o soltanto di paura nell'esporsi e dell'essere impopolari.
Questi ultimi decenni ci hanno proposto infatti un sistema tale da assuefare completamente a quella schifezza che ogni giorno ci viene propinata gran parte della popolazione, la quale, vendendo a poco a poco la propria anima senza capirlo, trova questa situazione eccezionalmente gradevole ed insostituibile.
Improvvisamente terminati questi passaggi è ovvio che si senta persa, ma un cambiamento repentino, capace di assumere toni drammatici, la spaventa.
Non che neghi certi miglioramenti innegabili avvenuti nell'ultimo periodo storico, visto che senza uno di questi non sarei qui a parlarvi, ciò che proporrei infatti non è una negazione totale, ma un ritorno mediato agli uomini che eravamo una volta.
Siamo una società infatti, oltre che con mancanza sempre crescente di cognizioni in qualsiasi settore dell'istruzione, e dunque della sua ombra per la nostra vita futura, sembra sempre più incapace di effettuare un ragionamento sereno e tranquillo.
Siamo una società impazzita. Stiamo a guardare le fiction in tv, a volte completamente in rapporto paradossale con la realtà che vorrebbero rappresentare e ce la sorbiamo senza parlare, non curandoci se nel frattempo qualcuno sulle nostre teste sta prendendo qualche decisione che nel bene, ma il più delle volte nel male, può cambiare la nostra vita.
Sentiamo con scalpore della "monnezza"di Napoli, fatto comunque vergognoso e indegno di un paese civile, ma sembriamo ignorare come il problema si sia trascinato nella zona da diversi decenni, e tra un mese, quando "studio aperto" avrà trovato la prossima velina su cui impostare dieci minuti di telegiornale, ci saremo dimenticati tutto.
Fatto poi niente di sensibilmente apprezzabile, il problema si trascinerà nell'ombra per ricomparire tra un anno, quando ad Acerra nessuno degli abitanti del luogo vorrà il termovalorizzatore.
Andiamo un pò come il vento, non ci sono convinzioni salde, ci infiammiamo facilmente, non riflettiamo quasi mai costruttivamente, e se ci infervoriamo, nella maggior parte dei casi è perchè ce lo dice la tv.
La tv, appunto.
La tv è un mezzo potentissimo, la maggior parte degli italiani le sono affezionati debitori, ci ha imparato su magari l'italiano (ricordate "Non è mai troppo tardi?"... io no perchè non ero nato).
L'italiano medio si fida di ciò che gli passa, ma questo mezzo negli ultimi tempi si è troppo trasformato, e, beffandosi della fiducia degli utenti, li umilia continuando a trascinarseli con sè.
Perchè?
Ricollegherei tutto al vile denaro, forse un pò troppo artificiosamente, certo in modo opinabile per chi non la pensa come me, ma comunque sono davvero tentato.
Un'assioma di fondo della televisione, a cui gran parte degli italiani fa ancora affidamento, è che la tv rappresenti la nostra realtà.
Realtà, che se fosse veramente questa, ed in parte purtroppo lo è, me ne vergognerei.
Ora. tralasciando un attimo questo punto, doverosa infatti era la precisazione che nel ragionamento servirà più in là, analizziamo un altro fattore.
La libera concorrenza televisiva e l'ingresso di questo mondo nel campo globalizzato, hanno portato la nostra tv a doversi rendere sempre più appetibile al mercato, oltre che all'adeguarsi a standards stranieri cui era ancora estranea.
Questo ha fatto sì che i programmi in onda, piegati sempre più tra l'altro alle tendenze auditel (qui la colpa è nostra, che in questo modo certi processi permettiamo) e pubblicitarie, abbiano allora deciso di puntare via via, più che sull'utilità o sullo svago sincero, sull'apparenza, di cui è meglio non fidarsi, si sa, però il fatto stesso che si ricorra ad un proverbio come monito, significa che l'uomo per esperienza è molto cedevole a certe pressioni.
Così, accontentandosi, anche godendoci per carità, ma definitivamente addormentandosi, l'italiano ha subito e dato fiducia a questa pseudorealtà capace di martellarlo in testa giorno e notte.
Sono pochi quelli che non ci cascano, perchè bisogna aver una morale forte per riuscirvi, ma prendendo in prestito la metafora biblica del granello di sabbia, come esseri non siamo proprio i più saldi nelle proprie idee, e ce ne dobbiamo rendere conto.
Altro punto prima di terminare il ragionamento:
L'uomo ha da tempo abbandonato in maniera rivoluzionaria il concetto di perfetta uguaglianza e perfetta distribuzione delle ricchezze, relegandolo all'utopia, appoggiandosi alla concezione piramidale per cui va avanti solo chi ne dimostra il merito trmite le proprie azioni, ricevendo una ricchezza proporzionale al merito stesso.
In teoria, potrebbe anche funzionare, l'applicazione pratica difetta però della bontà umana, che, non sembrerebbe ma è così, fa da presupposto anche a questo principio.
Il concetto di merito è infatti ingannevole.
Perchè?
Per il fatto che il merito non è una caratteristica tipica della persona, come la sua massa ad esempio, ma è una caratteristica che gli altri tendono singolarmente ad attribuire ad una persona. Dunque dipendente in maggior parte non dall'impegno del soggetto, ma dal riconoscimento che gli altri gliene fanno.
Se il mondo fosse rosa e fiori andrebbe tutto bene, perchè alla teoria seguirebbe una pratica altrettanto perfetta, ma siccome sappiamo la pasta di cui è fatto, finisce che ai gradini più alti della scala sociale, posizione motivata da meriti improponibili che in maniera ancor più pazzesca sopportiamo (non riesco proprio a capire come), stia la starlette televisiva, buona nemmeno a ballare, ma solo tra le coperte dell'impresario, o il calciatore strapagato, che magari organizza festini tutte le notti e poi alla domenica dorme in campo.
Poichè è questa la realtà che la nostra esperienza ci propina, molti, vedendo come, senza saper pronunciare nemmeno una sillaba o conoscere un pò delle proprie radici, si diventi famosi e ci si sistemi lo stesso, o meglio di un povero impiegato, che magari laureato, ma "sfortunato" ai concorsi, non è riuscito ad arrivare ad un palmo dal proprio naso, si comportano di conseguenza...
E' del tutto normale ed è questo sistema che si deve combattere.
Analizzata la posizione degli studenti c'è poi quella degli insegnanti.
Questi si potrebbero dividere in più categorie, ma cercherò di essere breve.
Comincio col dire che non li invidio per niente.
Alcuni hanno studiato davvero e si sono fatti il culo così per quallo che era, perchè no, un loro sogno, ed adesso si ritrovano sottopagati, odiati quando vogliono magari lavorare seriamente, insultati, offesi, mentre osservano da lontano il mondo luccicante di chi non ha ritenuto di voler essere utile alla cittadinanza tutta, come loro, ma ha fatto fortuna ballando a "Buona Domenica".
E' logico che la passione finisca, sviliti così come sono giorno dopo giorno.
Fossi uno di loro, aspetterei già con impazienza il momento della pensione.
Coloro i quali ancora resistono, ed alcuni esemplari sussistono anche a Cefalù, sebbene in minoranza, sono davvero ammirevoli, sinceramente non capisco come ce la facciano.
La precarietà:
Certo può aver forse abbassato il livello, ma più che altro perchè uno studente non sa con chi farà lezione dal giugno al settembre successivo e, sappiatelo bene, l'amore verso una materia è facile a perdersi.
Certo, sarò forse riduttivo, perchè questo sistema fa filtrare crepe insanabili nell'intero apparato, forse. Ma vi assicuro che, visti i ricordi freschi, ne ho avuti alcun di professori precari giovani e diversi erano preparatissimi.
Si perchè le graduatorie spesso e volentieri non premiano quanto si meriti realmente.
Gli insegnanti stabili sono over 40 per la maggiore, e se giovani sono per lo più raccomandati e non mi spavento nel dirlo.
Anche se non si può fare di tutta l'erba un fascio, perchè ho conosciuto alcune eccezioni.
La raccomandazione si, pensate forse sia sinonimo di preparazione? In una realtà così radicatamente clientelare come la nostra in buona parte no.
Pensate allora che un giovane insegnante preparato possa sentirsi motivato abbastanza, dopo sballottamenti varii e vedendo scorrere le graduatorie anno dopo anno secondo, apparentemente illogici, sensi?
Sugli studenti mi sembra di aver detto abbastanza nelle considerazioni generali.
Mi sembra logico dire come siano la fascia più sensibile alle radiazioni di questo sistema allo sfascio, e la loro per la maggiore è semplicemente una emulazione pericolosa.
Bisogna aprire gli occhi alla realtà, per quanto possa essere difficile, disilludersi di fronte a ciò che la società di oggi promette, esaminare razionalmente le vere opportunità distinguendole dalle illusorie, intuendo e capendo gli errori più o meno voluti, grammaticali (perchè come ce l'ha insegnata la tv adesso sta distruggendo la nostra lingua) e di vita che i media commettono.
Certo la colpa non è solo dei media.
Si riflette su noi, genitori e figli che tanto peso gli diamo, e sulla nostra organizzazione politica a tutti i livelli, tesa più all'apparire eccellente, anche se attualmente sta mal riuscendo pure ciò, che all'incentivare il proprio futuro.
Chi governa, su tutti i settori, tra poco non ci sarà più, ed il futuro è dei giovani, come si fa ancora, nonostante lo si dica, a non capirlo?
Come si può educare il giovane ai giusti valori umani universali, prima che alle leggi di mercato, all'ignoranza, o ai giochetti oscuri di varie stanze dei bottoni?
Non avranno mezzi per difendersi. Lo si vuole capire questo o no?
Non dico che ogni possessore di un i-phone debba anche sapere come è fatto o come funziona, certo però una maggiore applicazione nello studio non guasterebbe, perchè aprirebbe gli occhi su come gira il mondo, fisicamente e non.
I giovani, i diciottenni magari, potrebbero essere anche loro colpevoli perchè liberi di pensare pienamente, apparentemente cool, ma perfettamente inquadrati in un sistema che del libero pensiero gli da solo la parvenza, cosa potranno mai pensare se così noi li educhiamo?
Finisco con i genitori, colpevoli attivamente per la loro passività.
I bombardamenti mediatici, nella maggior parte dei casi non vengono mai filtrati, e il giovane riscopertosi solo, cosa mai farà?
E poi, ancora, la loro protettività, mancante quando serve, si manifesta poi in massa contro chi, secondo loro, torce un capello al loro figlioletto adorato, per esempio valutandolo male a scuola...
Ci sono si, esistono i professori in alcuni casi prevenuti, lo riconosco, capita, ma, per fortuna mai i miei mi han dato pienamente ragione, in qualsivoglia caso, in vent'anni e più della mia esistenza.
Sapete? Ne vado fiero.
Una cosa è proteggerli i figli un'altra viziarli.
E comunque trovo che, come i nostri politici ci abituano (male), contestare l'oggettività, quando manifesta, sia da bambini, non da persone mature.
Con questa chiudo.
Spero soltanto di essere stato esauriente in merito e che possiate aver capito ciò su cui ho inteso argomentare senza fraintendimenti, per cui
Arrivederci
Zeta (F.M.)
Nel nostro mondo non gliene frega a nessuno
se sei preparato o meno, conta soltanto essere portato politicamente da qualche politico.
Andiamo a vedere come sono state fatte le assunzioni sia all' ATO che al grosso ospedale.
Quello che oggi va avanti dal campo universitario al campo medico e nella pubblica amministrazione e' raccomandazione.
Tu puoi avere 110 e lode ma non gliene fotte niente a nessuno,lavori se hai 'conoscenze particolari'
QUESTA TESI
è una verità vecchia quanto il mondo.
Tanto vecchia che sfocia nel qualunquismo.
Fermo restando il fatto che l'istruzione scolastica non è finalizzata unicamente all'inserimento nel mondo del lavoro, bensì all'acquisizione di una "maturità" che possa consentire di barcamenarsi in una società piena di contraddizioni e insidie, tra cui quella della totale assenza di meritocrazia,
ricordo con piacere e avallo, alla luce della mia esperienza, un assunto enunciato da una mia vecchia insegnante: se valete, sarete in grado di dimostrarlo in ogni contesto professionale in cui vi troverete.
Non con piacere ma con oggettiva rassegnazione concordo sul fatto che i "posti che contano" spesso sono occupati da gente che non li merita, ma devo convenire, altresì, che chi ha delle potenzialità riesce comunque a metterle in atto nella vita e anche nella professione.
Amico...
... senza nome, dato che non hai neanche uno pseudonimo.
La mia tesi non è vecchia quanto il mondo... diciamo che possa avere trant'anni, almeno... ecco mi sembra il minimo.
Perchè lo dico?
Perchè è un dato di fatto assodato, senza bisogno di ulteriori ricerche, che il livello di preparazione degli studenti italiani di allora sia stato un qualcosa di irragiungibile, anzi impensabile per la media degli studenti di oggi.
Cosa lo dimostra?
Guarda, te lo spiego subito: una delle materie che ho dovuto seguire per il mio corso di (spero un giorno) laurea era "fisica generale".
Grazie a questo pretesto ho potuto raffrontare un testo trattante la materia, il migliore a quanto si dice nell'ambiente, non faccio, ma chi è nel giro può aver capito, con la sua più recente edizione dell'anno passato.
Ebbene mi dirai... che ci hai trovato, la fisica come era allora sarà adesso, non può mica cambiare...
Cosa ho notato...
-innanzitutto come il linguaggio sia fortemente cambiato, non solo per adattarsi alla lingua corrente, che in trenta anni può subire variazioni, ma per adeguarsi al bagaglio culturale del ventenne moderno, molto più piccolo del ventenne di allora.
Leggendolo si nota proprio come la terminologia sia, come dire, regredita.
-poi le esercitazioni proposte, problemi che a noi poveri studenti potevano sembrare arcani, ma all'epoca ritenuti di facile o "intermedia" difficoltà che, nell'edizione moderna sono completamente scomparsi.
E non mi riferisco al cambiamento eventuale di variabili nel contesto di una stessa tipologia, ma alla facilitazione sensibile della traccia stessa, ritenuta opportuna al fine di far si che lo studente attuale possa risolverla con più o meno successo.
E va purtroppo registrato come la tendenza non accenni a cambiare di segno restando negativa.
Spero che da questo punto di vista l'esempio basti, ma se vuole, anche in altra sede, potrei portargliene degli altri, se non si ritiene soddisfatto appieno.
Qualunquismo? Se vuole considerarlo così, che lo faccia pure.
Certe idee sono state assunte bene come maschere per portare avanti altre operazioni completamente in disaccordo con gli stessi princìpi di partenza, ne convengo.
Se ne è abusato, sono d'accordo.
Ma, sfortunatamente, non faccio il politico di mestiere, dunque non ne ricaverei niente dall'alzare una bandiera di ideali, se non il far si che qualcuno possa magari seriamente condividerli o confrontarvicisi proponendo pacificamente, anche perchè non avrei traffici illeciti da organizzare al riparo, dietro il mio vessillo.
So che certe idee rischiano dunque tali strumentalizzazioni, ma mi sto limitando a imprimere su web il mio convincimento, il quale finora, ve lo posso garantire, è rimasto puro.
Rischio anche di essere banale per la semplicità e la linearità delle proposizioni da me espresse, ma cosa volete? Siamo esseri umani, attratti dalla complessità ci atteggiamo a figure indecifrabili, ma nella realtà restiamo dei semplici.
E poi sono le idee semplici quelle che possono avere una riuscita, non quelle altisonanti, anche se ne siamo colpiti istintivamente.
Siamo i soliti, potremmo prendere la soluzione da sotto ai nostri occhi, lei ci aspetta e aspetta soprattutto la nostra buona fede nell'utilizzarla, ma a noi, se non si complica un pò con ragionamenti capaci di svilirla, non piace.
Concordo con la sua vecchia professoressa. Avere saldo questo principio, da lei espresso, è già un buon punto di partenza.
Riguardo al ruolo dell'insegnamento sulla formazione morale oltre che intellettuale dell'individuo, ritengo che le due vadano comunque connesse e non vissute come entità separate.
Sono ambedue importanti, e se le è sembrato che toccando la sfera economica la seconda sia stata tralasciata forse ci siam capiti male, e di sicuro è colpa mia.
Così come, infatti, lo studente medio capisce meno della metà di ciò che gli è stato spiegato, per svariati motivi di cui ho già parlato, il suo insegnamento per la vita potrà essere il valore di una raccomandazione (casi sporadici si manifestano già sin dagli esami di maturità), quello del turpiloquio, della negazione del ragionamento e, dulcis in fundo, quello di una ripresa/intercettazione rubata all'insaputa del soggetto protagonista.
Dunque, prescindendo dall'inserimento del mondo del lavoro, come persone, cosa sta uscendo anno dopo anno dai nostri istituti superiori? Non si è all'apocalissi come per le conoscenze ma ritengo che la maturità, come la si intendeva una volta, resti adesso soltanto una definizione all'interno di un vocabolario, su uno scaffale polveroso, e nulla più.
Anche se, ripeto, non è giusto al cento per cento effettuare la separazione tra le due sfere. Perchè come lo status te lo costruisci su princìpi, i princìpi, saldi solo per definizione, possono variare con lo status.
E in un diciottenne possono essere molto più traballanti (certo meno cinici se si fa riferimento alla mia precedente frase), trovandosi allo snodo cruciale della sua esistenza.
La colpa? Non c'è un solo colpevole e l'elenco, se mai se ne potesse fare uno, sarebbe pressochè infinito, specie attribuendo per ognuno un giusto gradi di colpevolezza.
Si entrerebbe in un circolo vizioso, metaforicamente simile al cane che cerca di mordersi la coda e che, non riuscendovi, continua a girarsi e rigirarsi senza pace.
Ciò che conta è rimboccarsi le maniche perchè cambiare si può, anche se scomodo.
Zeta (F.M.)
zeta
bravo, commento molto ben scritto e ci sono tante considerazioni su cui vale la pena di riflettere seriamente. Aggiungo che personalmente farei una legge per cui alle scuole superiori, fuori dall'obbligo, si faccia come all'università, chi vuole venire venga, ma per imparare e non per disturbare; se non gli va stia a casa. I ragazzi devono capire che andare a scuola è interesse loro e che insegnanti e allievi non sono avversari ma alleati per sconfiggere l'ignoranza , la superficialità, il pregiudizio intellettuale, il vuoto dei concetti e modelli che dalla nostra società e media vengono proposti con lo scopo di creare cittadini-zombi ...speriamo senza riuscirci!
Rufus
a zeta
zeta, sei molto bravo, ma siccome ho un problema agl'occhi, non riesco a leggere i messaggi quando sono troppo lunghi, e penso che non sono solo io. per cui ti consiglio, se vuoi essere letto anche da noi semi analfabeti, di scrivere messaggi più brevi, magari a puntate..
altrimenti sono d'accordissimo con rufus che a scuola, dopo aver imparato a leggere e a contare, ci dovrebbe andare solo chi ne ha voglia, per evitare, che gente come me, perdi inutilmente tempo e impedisca agl'altri di seguire. ma aggiungerei che si dovrebbe permettere anche ai giovani di lavorare e di imparare cose intelligenti invece di farli stare a spasso o di prenderli in giro con dei pseudo corsi di formazione.
matisse
Scusa la mia lungaggine...
...ma sai com'è... ho cominciato a scrivere e mi sono accorto del mio essere stato prolisso solo alla fine, quando tornato in me, dopo quel flusso di liberi pensieri, ho realizzato la portata, quantitativamente parlando, delle mie affermazioni.
Allora, ti giuro, avrei voluto fare un pò di taglio e cucito e sforzarmi nel sintetizzare i concetti senza nulla togliere al loro significato, ma, il mio tempo libero prima dell'ennesima lezione era scaduto ed ho lasciato tutto lì così come mi era venuto.
Perdonami dunque, avevo solo una mezz'ora quella mattina, e sai come è quando hai poco tempo e cerchi di metterci tutto quello che pensi nel modo più corretto possibile... finisce che non sai mai come andrà a finire, e così è stato.
Prometto che la prossima volta in cui dovrò intervenire su una questione, che per il mio argomentare possa attentare alla tua vista, mi sforzerò di programmare il mio operato e dividere quella che potrebbe diventare una eccessiva e noiosa dissertazione.
Scusandomi anche per eventuali errori grammaticali e/o lessicali, qualora nel mio intervento ce ne siano stati (e questo non lo so perchè non ho avuto il tempo di rileggere il tutto interamente prima della pubblicazione) ti saluto cordialmente,
Zeta (F.M.)
non ti preoccupare, non ti
non ti preoccupare, non ti devi scusare, era solo un consiglio che ti davo. in quanto agli errori grammaticali e lessicali, questa e proprio l'ultima cosa che vado a guardare, in questo luogo, l'importante é il messaggio, contrariamente a quanto ritengono una poco di "letterati". se non l'avevi capito, il semi analfabeta era rivolto a me stesso.
ciao e in bocca al lupo.
matisse
cosa pensate della formazione professionale?
questa è la domanda che voglio porre ai lettori
Formazione professionale
Caro amico purtroppo le varie riforme dell'istruzione che si sono susseguite negli anni hanno creato gran confusione e spesso la loro elaborazione teorica non è stata attenta a valutare quelle che erano le realtà sociali e le richieste concrete del mercato.
Adesso mi chiedo a cosa servono tanti dottori in discipline di dubbia utilità quando invece l'artigianato è stato, di contro, dimenticato? Forse si pensa che un buon falegname abbia meno sale in zucca di un dottore in scienze del turismo culturale? Bè, se la risposta è sì vi posso assicurare che non è così anzi.
Quelle che una volta si chiamavano (opportunamente) arti necessitano di grandi capacità e, soprattutto, sono fondamentali all'economia e alla comunità.
Personalmente auspicherei che si tornasse a valorizzare, seriamente, la formazione professionale specie alla luce del fatto che molti mestieri stanno ormai scomparendo.
E' pur vero che spesso le politiche di formazione professionale avviate specie a livello regionale sono semplicemente state l'ennesima opportunità per clientelismo spicciolo e per assistenzialismo becero. Si riparta con serietà valorizzando le istituzioni locali che da sempre si occupano di ciò.
Ed Deline
La formazione professionale
e' diventato soltanto un serbatoio di clientelismo, dove non si entra per capacita' ma solo perche' sei vicino a questo politico o a quel sindacato o sei i lecchino di qualcuno.
professional formation
non sono d'accordo, non si entra per clientelismo nei corsi di formazione. almeno non sempre. e lo sai perché? perché non c'é nulla da guadagnare! a volte infatti non sanno come fare per arrivare al numero minimo di partecipanti e ti chiedono per favore se puoi fare almeno la presenza alla pseudo selezione iniziale per iniziare questa truffa alla regione e alla comunità europea. o forse ti riferivi agli insegnanti e agli organizzatori? in questo caso forse hai ragione.
matisse
assunzioni
Le solite leggende metropolitane raccontano che le assunzioni presso HSR di Cefalu' sotto la giurisdizione della passata amministrazione, erano organizzate stile concorsi di bellezza, se così fosse stato perlomeno ci saremmo rifatti gli occhi, purtroppo non è così, le assunte sembrano uscite dal rocky Horror picture show, e ho detto tutto.
Moliere
in alcune scuole
vorrei sapere quanto e' il tempo reale in cui si fa scuola.
Oggi la scuola non esiste piu', e' diventato un diplomificio, specie la formazione professionale dove ci sono un sacco di professori che sono li non per merito ma soltanto per raccomandazione.
Giovanni
Fannulloni assunti nella formazione professionali
Le assunzioni regionali del periodo cuffariano di circa 4000 persone senza concorso dimostra la povertà sociale ed economica di tutta la Sicilia.
Solo che adesso gli enti non sono piu' in grado di pagare gli stipendi e ricorrono spesso a mutui per pagare gli stipendi.
Il personale impiegato e' molto spesso all' interno dell' ufficio con mansioni molto al di sotto di quello che e' la reale necessità occupazionale degli enti.
In pratica molti dipendenti fanno poco, e spesso i docenti non hanno un livello culturale adeguato per il loro compito.
I ragazzi considerano questa scuola come un parcheggio o un diplomificio; spesso i corsi che vengono portati all' interno con la scusa dell' adeguamento del personale sono un modo di sottrarre risorse.
La formazione professionale cosi come e', al momento serve solo per creare posti di lavoro per chi ci lavora e di formativo vi e' ben poco.
Non si entra per merito ma per 'conoscenza particolare', vicinanza al sindacato e clientelismo politico.
Il bello e' che possono farlo perche' gli enti essendo privati ma sovvenzionati da enti pubblici possono fare cio' che vogliono.
Il cefalutano di Don Lappanio
vero
verissimo
Piccoli esempi di sperpero di pubblico denaro
Tra enti di formazione privati, finanziati con soldi pubblici;
s.p.a. a partecipazione regionale che assumono senza concorso;
staff di amici e parenti assunti come dirigenti dai politici che sono al governo;
personale regionale assunto senza una previa determinazione delle piante organiche e quindi indipendentemente dal fabbisogno reale, che fa inoltre carriera senza superare prove selettive e senza alcun merito;
personale assunto dai laboratori, ospedali e cliniche private ma convenzionate e quindi pagate da noi contribuenti,
lavoratori socialmente utili, catalogatori, forestali, antincendio, tutti precari sovvenzionati dalla Regione e che sono un bacino elettorale dal quale attingere voti,
siamo allo sperpero di denaro pubblico all'ennesima potenza e continuando su questa falsariga non ci sarà futuro per la Regione Sicilia destinata al dissesto finanziario sicuro.
Quindi altro che investimenti per far ripartire la produzione, altro che federalismo fiscale per autoresponzabilizzarci e controllare la spesa da vicino, altro che ricerca della produttività, dell'efficienza e dell'efficacia della pubblica amministrazione quando il sistema regionale è un coacervo di clientelismo che eroga prebende in funzione del consenso politico e non potrà mai autoriformarsi da solo. L'intervento dovrà essere quindi esterno e chirurgico, affidato ad un organismo che non cerca consensi ma si limita ad applicare la legge, ossia alla MAGISTRATURA.
Ora però si vuole ingabbiare anche questa!
Mala tempora currunt
ex Diessino
occorrerebbe una legge che dice
che tutte le societa' a partecipazione pubblica e tutti gli enti di formazione sovvenzionati dal pubblico possono assumere personale soltanto per concorso o faremo tutti la fine della citta' di Catania
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