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4 Ottobre 2008, 15:10 |
Adoro i Queen, il rock classico di AC/DC e Lynyrd Skynyrd, la poesia dei R.E.M., ogni singola canzone di Bryan Adams e le colonne sonore di Craig Armstrong, so che se tutti conoscessero i Jimmy Eat World starei vivendo in un mondo migliore e, di certo, non avevo capito nulla di musica prima di aver ascoltato Johnny Cash. Ma se dovessi scegliere la mia canzone preferita non esiterei un momento a parlarvi di “Bad Day”, scritta da un ragazzo canadese che per come la vedo io ha talento, capacità e personalità da invidiare. Il ragazzo di cui parlo si chiama Daniel Powter, l’album di cui vi parlo si chiama come lui e questo non a caso: quasi mai un intero album riesce a rispecchiare e trasmettere così vividamente il proprio autore e le sue emozioni.
DP inizia con “Song 6”, ottima scelta d’apertura, ideale – insieme a “Free Loop” - per acclimatarvi allo stile di Daniel e per cominciare ad apprezzarne le ottime doti vocali; di “Bad Day” si potrebbero dire molte cose, tanti premi vinti, settimane in cima alle classifiche mondiali, record di download digitale… ma quello che veramente sorprende è che una canzone diventata così commerciale non abbia perso un briciolo di bellezza e riesca davvero a non invecchiare mai.
Si prosegue con “Suspect” e “Lie to me”, opposte ma complementari, perfette per apprezzare le evoluzioni vocali di Daniel che impreziosisce i brani con un falsetto “d’autore” perfettamente dosato, mai scontato né fuori luogo.
Il pianoforte è il grande protagonista, compagno di vita dell’artista e “Jimmy Gets High” ce ne fornisce una gradita testimonianza: assolutamente da vedere è il video della canzone in cui le immagini riescono a fare da grandangolo sull’anima di questo talentuoso cantautore.
“Styrofoam” è un'altra piccola pietra preziosa in quest’album, dolcissima, sofferta e dal testo a prima vista un po’ ermetico, ma in realtà profondo e poeticamente raffinato.
“Hollywood” vi riporterà per un momento nello stile più puro di Daniel Powter, per poi condurvi verso il brano più originale di tutto l’album: “Lost on the Stoop”, molto diverso dalle altre tracce sia per testo che per genere ed interpretazione. Conclude questo piccolo capolavoro “Give me life”, quasi sussurrata rispetto al resto dell’album e –di nuovo - perfetta scelta di chiusura.
Di DP esistono due versioni, classica e special edition: personalmente vi consiglio la seconda, esteticamente più curata, arricchita da una bonus track (“Love you lately”) e da un dvd-audio in cui è possibile ascoltare l’album in Hi-Resolution e 6 esibizioni live inedite e vedere i 4 video dei singoli e una lunga esibizione live.
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