I SAHARAWI UN POPOLO DIMENTICATO


ritratto di utente anonimo

Ieri si è tenuta presso il Belvedere di Campofelice di Roccella la manifestazione dal titolo "I Saharawi un popolo dimenticato" in presenza della rappresentante in Italia del popolo Saharawi Souadou Lagdaf e dei piccoli ospiti del Rotary club di Cefalù, organizzata dal Centro Culturale Edmondo in collaborazione con l'Anthropos e Recolos, col patrocinio del Comune di Campofelice di Roccella.
Erano presenti inoltre il presidente del Rotary Salvo Di Giorgi, il vice-Sindaco di Campofelice Pietro Testaiuti, il Consigliere Salvatore Licciardi, l’Assessore all’ Istruzione Rosmary Inzerra, lo scrittore G.Librizzi e la presidente del Centro Edmondo Romida Lacanà.
Durante la serata sono state proiettati dei filmati che documentano le difficili condizioni di vita: da oltre un trentennio i Saharawi sono costretti a sopravvivere nelle tende nella parte più inospitale del deserto sahariano, dove in estate si raggiungono temperature di circa 60 gradi, con tutte le conseguenze che ognuno di noi può solo immaginare.
Il presidente del Rotary Club di Cefalù
Salvo Di Giorgi



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"I Saharawi un popolo dimenticato"

CHI SONO I SAHARAWI
I Saharawi sono la popolazione che abita il Sahara Occidentale, Stato che si trova a sud del Marocco sull'Oceano Atlantico. Il Sahara Occidentale è stato colonia spagnola fino al 1975, quando, alla morte di Franco, la Spagna ha lasciato cadere le speranze dei Saharawi di un referendum di autodeterminazione, preferendo vendere il territorio a Marocco e Mauritania che lo hanno rispettivamente invaso da nord e da sud.
Questa duplice invasione è stata tutt'altro che pacifica e i Saharawi che hanno potuto sono fuggiti verso l'unico confine praticabile, la piccola striscia che li unisce all'Algeria.
Nel deserto algerino, dove si sono rifugiate circa 400.000 persone, sono stati costruiti degli immensi campi profughi prevalentemente composti da tendopoli, in cui da allora vive una parte del Popolo Saharawi.
IL FRONTE POLISARIO
Il Fronte Polisario (Fronte Popolare di Liberazione del Saguia al Hamra e Rio de Oro), già costituitosi per combattere il colonialismo spagnolo, si è trovato ad organizzare la popolazione in fuga mentre cercava di resistere all'invasione degli eserciti marocchino e mauritano.
La Mauritania ha ben presto dovuto abbandonare l'impresa e nel 1979 il Marocco ha invaso interamente il Sahara Occidentale. Per difendere i ricchi territorio costieri dalle incursioni saharawi l'allora re del Marocco, Hassan II, ha fatto costruire una catena di muri di sabbia con filo spinato e mine che attualmente dividono il Sahara Occidentale da nord a sud.

IL REFERENDUM
I Saharawi, pur continuando i combattimenti fino al cessate il fuoco del 1991, hanno sempre chiesto la celebrazione di un Referendum di Autodeterminazione in cui poter scegliere democraticamente se essere uno stato indipendente o rimanere sotto il controllo del Marocco.
Nonostante le varie risoluzioni ONU che indicavano tale referendum e la presenza della Minurso (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale) dal 1991 non si è ancora arrivati ad una soluzione del conflitto.

LA RASD
Nel frattempo, nei campi profughi in Algeria, i Saharawi hanno costituito la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) che è stata riconosciuta da diversi paesi dell'Africa, Asia e sud America. La RASD è quindi una repubblica in esilio che attualmente si compone di quattro grandi villaggi ognuno dei quali costituisce una provincia (wilaya) suddivisa in vari comuni (daira). In ogni provincia ci sono scuole, ospedali o dispensari, sedi delle strutture amministrative.

GLI AIUTI INTERNAZIONALI
La popolazione vive quasi esclusivamente di aiuti internazionali, perché le attività produttive sono rese estremamente difficili dalle estreme condizioni della vita nel deserto. Esistono comunque alcuni esperimenti di coltivazione, allevamenti di capre e cammelli, piccole attività commerciali e di artigianato.
In questi anni i Saharawi hanno posto una notevole attenzione all'infanzia dando la possibilità a tutti i bambini e le bambine di frequentare le scuole fino ai quattordici anni circa. Per quanto riguarda l'istruzione superiore i ragazzi e le ragazze sono purtroppo costretti a recarsi all'estero in paesi che si rendono disponibili ad ospitare studenti (soprattutto Cuba, Algeria, Libia). Attualmente la maggioranza del personale medico e infermieristico saharawi è composto da laureati a Cuba.
Nei campi profughi è di notevole rilievo anche il ruolo delle donne che si sono trovate a gestire tutta l'organizzazione della vita nel deserto visto che la maggior parte degli uomini era impegnata nelle attività militari.

IL MOVIMENTO ITALIANO PRO-SAHARAWI
Le iniziative di solidarietà con i Saharawi in Italia iniziano quasi subito dopo l'invasione del Sahara Occidentale da parte del Marocco, ma si cominciano a strutturare con la presenza dei primi gruppi di bambini saharawi che vengono in estate in Toscana , agli inizi degli anni '80. Attraverso l'ospitalità dei bambini e i viaggi di conoscenza, in questi anni sono sorti numerosi comitati e associazioni di solidarietà e si sono moltiplicati i gemellaggi.
Nella nostra provincia esistono comitati nella Piana, in Valle del Serchio e Versilia e sono gemellati la Provincia,le Comunità Montane della Garfagnana e della Valle del Serchio e dodici Comuni (compreso quello di Lucca)
La Toscana continua a fare la parte del leone nel movimento (sono 130 i comuni gemellati), ma si sono piano piano sviluppate delle iniziative in quasi tutte le regioni d'Italia.
L'attività dell'Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi che coordina tutto il movimento si sostanzia prevalentemente in tre punti:
1. Attività di sostegno politico alla causa saharawi attraverso la mobilitazione degli enti locali e la pressione sul governo italiano e sull'Unione Europea
2. Invio di aiuti alle tendopoli saharawi, sostegno a progetti di intervento e all'ospitalità di saharawi per motivi di studio o di salute
3. Ospitalità di gruppi di bambini saharawi in estate

LA SITUAZIONE OGGI
Dopo aver boicottato in tutti i modi lo svolgimento del referendum (grazie all'appoggio dei paesi europei, in particolare la Francia, ed all'assenza politica dell'ONU) il Marocco ha scoperto le carte definitivamente proponendo la creazione della provincia "autonoma" del Sahara Occidentale all'interno del Regno del Marocco.
L'avversione del Fronte Polisario è stata immediata mentre l'ONU e i maggior paesi occidentali sembra vogliano appoggiare tale soluzione anche se per ora la decisione è sospesa e la MINURSO continua ad essere presente nel Sahara Occ..
Il movimento di sostegno al Popolo Saharawi ha preso posizione ribadendo la necessità di portare fino in fondo le risoluzioni dell'ONU e quindi l'effettuazione del referendum; l'altro obbiettivo è la richiesta al governo Italiano di riconoscimento del Fronte Polisario quale rappresentante del popolo saharawi.

(testo tratto dal sito: http://digilander.libero.it/khaima/saharawi.html)

Don Gaspare La Grutta

Il Sahara dimenticato

http://espresso.repubblica.it/archivio/senzafrontiere/taharbenjelloun

Il Sahara dimenticato

Potrebbe nascere un grande e ricco Maghreb. Ma il problema saharawi impedisce ogni azione

Il problema del Sahara occidentale avvelena i rapporti nel Maghreb. Questo conflitto, in atto ormai da 33 anni, avrebbe potuto essere risolto più d'una volta se dietro il Fronte Polisario non vi fosse lo Stato algerino. La creazione di uno Stato Saharawi sotto l'egida del Marocco aprirebbe a questo Paese, insieme ad altri vantaggi, l'accesso all'Atlantico; e l'Algeria non sopporta l'idea che i vicini marocchini possano disporre di una duplice apertura sul mare. Evidentemente, al di là di questo punto strategico c'è anche la tradizionale inimicizia tra vicini. Nell'ottobre 1963, un contenzioso sui confini fece scoppiare tra i due Paesi una guerra che durò alcuni giorni, lasciando tracce dolorose a entrambi.

Il re Hassan II ebbe la saggezza di non cedere alle pressioni dei militari, che avrebbero voluto infliggere una dura lezione agli algerini. E fece di questo contenzioso una questione di principio, traendone notevoli vantaggi sul piano interno. Ad esempio, quello di tenere occupato l'esercito, che per due volte aveva tentato di rovesciarlo; o di favorire l'unità fra tutti i marocchini, inclusa l'opposizione di sinistra, in nome dell'integrità territoriale. Ma il conflitto restò vivo.

La diplomazia algerina, invece, si è dimostrata più efficiente, soprattutto in Africa e nei Paesi nordici, conducendo una campagna per "l'autodeterminazione di un popolo il cui territorio è occupato dal Marocco". I marocchini, convinti del loro buon diritto, hanno trascurato l'aspetto diplomatico, lasciandosi tra l'altro illudere dalle promesse di alcuni Stati che si erano dichiarati pronti a sostenere la loro tesi.

Dopo la morte di Hassan II la situazione è rimasta bloccata, benché Rabat avesse proposto all'Onu di organizzare nel Sahara un referendum per invitare gli abitanti a scegliere tra l'indipendenza o l'appartenenza al Marocco. Per motivi tecnici e politici questo referendum non ha mai avuto luogo. Quando, nel luglio 1999, Mohammed VI è succeduto a suo padre, il re propose un piano di autonomia che ebbe l'appoggio di vari paesi; ma ancora una volta l'Algeria pose il suo veto, portando avanti la sua politica di opposizione sistematica a qualunque proposta proveniente dal Marocco. Gli sforzi diplomatici non si esaurirono. Il re decise di sopprimere l'obbligo del visto per i cittadini algerini desiderosi di recarsi in Marocco, chiedendo al tempo stesso l'apertura dei confini tra i due Paesi. Ma anche a questo gli algerini opposero un rifiuto, sostenendo che i terroristi (marocchini) avrebbero potuto approfittarne per entrare in azione sul loro territorio.

Quale che sia l'atteggiamento del Marocco, l'Algeria si dichiara contraria. Di conseguenza, il progetto di Unione del Maghreb arabo è bloccato da oltre vent'anni. Mentre i Paesi europei si organizzano e fanno fronte comune per difendere i loro interessi, gli Stati del Maghreb, due dei quali dotati di grandi ricchezze (petrolio e gas in Libia e in Algeria), non cessano di dilaniarsi a vicenda, con gravissimo danno dei rispettivi popoli. Un Maghreb unito sarebbe un'entità forte, che farebbe del Mediterraneo del Sud una regione ricca e prospera. Ora, i paesi più ricchi hanno popolazioni povere. In Algeria l'esercito è al potere fin da quando il Paese ha conquistato l'indipendenza, anche se il capo dello Stato è un civile. Quanto alla Libia, tutto il mondo sa che questo Paese vive sotto una cappa di piombo. La Tunisia progredisce sul piano economico, ma imbavaglia la stampa e reprime pesantemente ogni opposizione.

Il problema del Sahara si inserisce evidentemente in questo quadro, e non potrebbe essere compreso al di fuori dei suoi parametri. Migliaia di saharawi sono costretti a vivere sotto le tende a Tindouf. Il Marocco li definisce ostaggi degli algerini, mentre per l'Algeria sono profughi il cui territorio è stato annesso dal Marocco. Ogni volta che una delegazione estera si interessa al problema, viene invitata a visitare la tende, e si sente dire che la colpa di tutto è dei marocchini. Ma il problema è più complesso. Recentemente il mediatore dell'Onu per il Sahara occidentale Peter Van Walsum ha dichiarato: "L'indipendenza di questo territorio non era un obiettivo raggiungibile". E ha constatato che "i negoziati diretti tra il Marocco e il Polisario (...) non hanno dato alcun esito". A suo giudizio, quello che si pone è un problema morale, nella misura in cui "le Nazioni Unite non riconoscono la sovranità marocchina su alcuna parte del Sahara occidentale".

Come risolvere allora questo conflitto? Forse l'Italia, che non ha interessi diretti nella regione (a differenza della Spagna, ex occupante coloniale), potrebbe proporre i suoi buoni uffici. Occorre però che le parti interessate accettino una iniziativa in questo senso. La Francia sostiene il Marocco, come gli Stati Uniti, ma in maniera discreta, per non indisporre un produttore di gas e petrolio del calibro dell'Algeria. L'Unione africana non è riuscita a trovare una soluzione equa a questo conflitto. E neppure la Lega araba. Resta l'ipotesi dell'Unione mediterranea: se nascerà, potrà esordire con un'opera di pacificazione in questo conflitto, imponendo una soluzione che non danneggi nessuno. Ma nell'attesa la tensione aumenta, e i fondi che il Marocco è costretto a spendere in questa regione sono sottratti ai numerosi progetti di sviluppo economico e culturale avviati dal re Mohammed VI, che si adopera in tutti i modi per far uscire il suo Paese da questo marasma.

traduzione di Elisabetta Horvat
(15 maggio 2008)

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