DISAGIO GIOVANILE

ritratto di Pino Lo Presti


Il Sindaco, il prof. Cristina, la prof.ssa Fussone
 

Il numeroso pubblico intervenuto

Presenti il prof. Daniele La Barbera, prof. di Psichiatria della università di Palermo; il prof. Gianpaolo Spinnato, psichiatra; la pro f.ssa Giovanna Fussone del liceo socio-psico-pedagogico “Dante Alighieri” di Enna con un gruppo di ragazzi della scuola che su un testo e musica “Cosa c’è ke nn va”, della stessa insegnante, hanno creato una animazione teatrale corredata da un video. Il loro lavoro è dedicato ad una loro compagna, Erika (che combatte con l’anoressia) ma anche a tutti i loro coetanei che in vario modo e grado soffrono del “mal di vivere” del nostro tempo. 
Assenti i giovani di Cefalù, tranne Valentina e la Arduino.


Laura Modaro

Dopo il benvenuto del Sindaco Guercio, un’introduzione del prof. Cristina, Laura Modaro. ha letto una propria prolusione sul tema della serata, e dopo la performance dei ragazzi del “Cosa c’è ke nn va”, ha con garbo moderato i numerosi e - a tratti - animati interventi. Sul volgere della serata si è trovata a gestire uno spiacevole ed imbarazzante rilievo da parte della giornalista della RAI che accompagnava Erika. Questa, alzandosi d’improvviso, spiegando che Erika si doveva ritirare (erano circa le 22), accusava che la conduzione del dibattito non aveva dato spazio a coloro che invece erano i veri protagonisti della serata, e in particolare a Erika, e senza appello se ne andava portandola con sè. Il prof. Cristina aveva - prima dell’inizio della serata - espressamente chiesto al gruppo di Enna se e come inserire un eventuale intervento della ragazza, ma gli era stato risposto che era meglio di no. La Modaro dal momento che ha aperto il dibattito non ha  d’altra parte impedito a nessuno di parlare; inoltre ha spiegato che lei stessa non aveva preso l’iniziativa di invitarla a parlare per una comprensibile discrezione e rispetto per le sue condizioni. Perchè la giornalista - se riteneva opportuno diversamente -, lei stessa, non ha pensato in alcun modo, con semplicità, a prendere l’iniziativa? Forse la “creazione di un caso” tornava utile al suo “servizio” su Erika?

Alcuni momenti dell’animazione creata dai ragazzi del Dante Alighieri di Enna






Impossibile per me ricostruire per esteso i singoli numerosi interventi dal tavolo dei relatori e dal pubblico. 

la prof.ssa Muffoletto introduce dei punti del tema che saranno poi centrali nella successiva discussione: quello della necessità della proposta di Regole ai giovani, nonchè  della offerta di una vera Attenzione e  infine quello della Maturità-Serietà degli educatori.


il prof. La Barbera denuncia la crisi del sistema “gerarchico” per cui il genitore non sa più fare il genitore. Fraintendimenti ed equivoci al riguardo sono stati presenti nei decenni scorsi tra gli stessi psicologi e pedagoghi. Cita il prof. Spock (spero si scriva così) che esaltava la libertà di scelta dei ragazzi e che negli anni si è dovuto ricredere di fronte ai disastri di una generazione senza regole e maturità. Si è giunti così ad alleanze equivoche genitori-figli  per cui un genitore - anzi che allearsi - prende a botte l’educatore che gli ha osato rimproverare il figlio. Manca una vera comunicazione verticale tra le generazioni; i ragazzi comunicano solo in orizzontale tra loro, in un loro universo fatto di TV e Web in cui è assente ogni principio genitoriale ossia verticale, gerarchico. Ma la cosa più grave è che i genitori per primi “non sanno (più) quali sono i valori per cui vale la pena di fare delle battaglie”. Denuncia altresì come l’assenza di risposte in famiglia alla richiesta di visibilità da parte di chi cresce, induce gli adolescenti a ricercarle, in maniera deviata, in un pubblico mediatico,  attraverso una “spettacolarizzazione (appunto) mediatica” (vedi youtube e commercio di immagini del proprio corpo con i video-telefonini.


il prof. Spinnato aggiunge che “dare regole” è piuttosto un modo per prendersi cura. Per il giovane, “trasgredire” è un modo di mettere alla prova l’attenzione dei genitori. E’ triste che la prima “frontiera delle regole” i giovani la incontrino spesso poi in una qualche forma di “Polizia”!


un insegnante di nome Giuliano, sul tema della “spettacolarizzazione”, aggiunge che alla disfunzione in termini - anche aggressivi - di “forma”, si accompagna una assenza di creatività-contenuti: segno di una sempre più perduta capacità di sognare.


L’insegnante Maria Giuliana, sottolineando come quella, di fronte a cui i ragazzi di Enna ci hanno posto, fosse proprio una “spettacolarizzazione creativa”, metteva l’indice sulla assenza di spazi di socializzazione a Cefalù, dove scambiarsi esperienze ed emozioni (aggiungo io: secondo rituali-regole diverse - più creative - di quelle che abitano nelle solite birrerie e discoteche).


L’insegnante Santa Franco fa un’autocritica a nome della generazione dei genitori di oggi, i quali sono caduti in un grave equivoco sul loro ruolo, sbilanciati dalla necessità di difesa-distanza dai propri. Il “no” è necessario; la differenza deve stare in un “No” argomentato. Questo può nascere solo dalla Attenzione, mentre in troppi “Sì” si annida spesso solo disattenzione. Le famiglie vanno aiutate nella riscoperta del loro ruolo, non sostituite; invertendo la tendenza a delegare sempre più ad “agenzie educative” (insegnanti, TV, etc...). Oggi i giovani vedono riflesso il senso, il valore del loro Io, solo da mezzi meccanici e virtuali e non più negli sguardi affettivi ed emozionali dei loro referenti umani.


Coglie l’occasione, Cri stiano per dichiarare il bisogno di aiuto di tanti giovani: proprio di onde magnetiche, di energie umane, compartecipazione, “attenzione”!

A questa richiesta vibrante, la dott.ssa Fonte, Psichiatra, reagisce - in un modo che è sembrato eccessivo ai più - respingendo la richiesta al mittente, invitando in maniera perentoria il giovane a cercare bene e meglio dentro di sè.





un accompagnatore di Enna interviene a sostegno di Cristiano


Angela di Francesca riesce a riconquistare gli animi dei ragazzi e a riscuotere alla fine un sentito applauso da essi. Tra l’altro ha puntato il dito sul fatto che non è poi tanto vero che i ragazzi di oggi non hanno regole; anzi ne hanno fin troppe - e che regole - ma imposte dalla televisione. Ma va oltre ricordando come dietro la TV ci sono delle persone, il cui scopo non è di farli crescere e rendere autonomi, bensì quello di trattenerli a sè compiacendoli, secondo il Comandamento Primo del Mercato: il cliente ha sempre ragione!


La giovane Arduino (segno che una Destra c’è) sviluppa anche in questa sede la battaglia per una Consulta Giovanile nella nostra Città, con la doppia valenza di far incontrare  - sul   terreno di un maggior senso di responsabilità - i giovani tra loro, e di avvicinarli al gusto della partecipazione politica.


Le madri, viene detto, sono quelle che devono insegnare ai figli la differenza tra essere e apparire, dove sta - e dunque come manifestare - il valore, il fascino, l’amore. Spesso però  sono impegnate purtroppo a truccarsi.


Davide, con semplicità propone un primo passo verso la soluzione: un’ora di Pensiero in classe. 

Occorre veramente fermarsi, sospendere le coattività del pensiero, riportarlo alla sua natura di ascolto, dal silenzio, della propria e altrui interiore, seppellita voce.


Erika

Sia concesso anche a me, in questa sede, un contributo - spero - ad un tema la cui portata investe tutta la società e la crisi della sua idea di “Uomo”.
Le Regole -
Qualunque forma, si regge sul precario equilibrio del rapporto tra due forze (espansiva e contrattiva), che ne costituisce il “campo” magnetico che “la fa stare in piedi”, come avviene in ogni cellula e atomo o universo.
Una “volontà di forma” si espanderebbe all’infinito se non incontrasse altro da sè. Con la dolorosa percezione del ”Limite” nasce la consapevolezza della propria separatezza   dal continuum amniotico. La percezione della propria finitezza accompagna la vera nascita, intesa come risveglio dalla onnipotenza egopatico-simbiotica. L’accettazione  della  determinatezza della nostra condizione umana, “crocefissa” ai due assi del tempo e dello spazio, si accompagna alla accettazione (Compassione) dell’altrettanta determinatezza della condizione umana e storica dell’esterno; cioè al ris petto dell’Altro da sè, alla nascita del sentimento di fratellanza (illuminista e cristiano) per l’essere figli della stessa Ragione o Dio.
D’altra parte, l’esperienza del proprio limite all’interno di una Ragione più grande, è posta come Soglia, oltrepassata la quale l’Iniziato è, ora, Uomo.
Che ne è stato e ne è di tutto questo?
Dagli anni ’60, ha prevalso la forza “espansiva”, promossa dall’ottimismo del nuovo benessere dopo la guerra. Certamente in essa c’è stato  un eccesso, una “infiammazione” provocata dall’eccesso - a sua volta - di forza contrattiva, di cui era pervasa la generazione precedente. Una “infiammazione”esasperata ancor più dalla prospettiva di onnipotenza offerta dai “miracoli” della tecnologia.
L’Attenzione -
Che il progresso degli strumenti non coincida nece ssariamente con lo Sviluppo della Umanità di una società, lo si poteva intravvedere già dall’inizio quando il sistema produttivo di “quel benessere” cominciò a richiedere a sè una sempre maggiore presenza degli adulti, separandoli sempre più dai piccoli.
Alla assenza della Madre che da il “latte” (nutrimento-corpo della propria umana, vissuta, esperienza, distillata dall’amore), e poi del Padre, a chi si affaccia alla vita, il “sistema” ha offerto una Grande Madre Feticcio (virtuale) che tutti i figli senza genitori accoglie, proponendosi ad essi come sostituta, in forma non di affetti ma di oggetti “di potere” e in una veste mai frustrante ma sempre compiacente in termini di illusioni di onnipotenza regressiva. Non più creativi sogni che ti nascono da dentro ma standardizzati miti e riti consumistici  di affermazione, compensativi, sollecitati dall’esterno. 
E, non è questa “Droga”? Altro che spinelli!
Maturità degli Educatori - 
Sintesi del Grande Male, di cui il “disagio giovanile ” è solo un sintomo, del nostro tempo è la crisi di ogni idea precedente dell’ “Uomo”. La fine delle ideologie è stato un bene in sè per il grado di sclerotizzazione da esse raggiunto, ma urge la definizione di un nuovo Umanesimo in cui l’uomo (inteso nelle sue dimensioni interiori più profonde, psichiche e spirituali), si riappropri del diritto di progettare il proprio futuro, riportando la economia, da divinità assoluta quale piuttosto si è venuta a configurare oggi, a semplice alleato!

Una serata interessante, su un tema che non è estraneo alla nostra città; una occasione che bisognerebbe ripetere in cornici magari meno “estive”.
Una nota per chi ha rilevato che “sono sempre i soliti della sinistra, che” - si chiede - “non era scomparsa”? 
Se purtroppo la Cultura umanistica è in gran parte “in mano” alla Sinistra, non è credo colpa sua, ma - a me sembra - neanche della Destra, piuttosto di quegli uomini di questa che, tradendone i più alti contenuti, ne hanno fatto la Casa di interessi meno ampi, più concreti, più “utili”!


ottimi formaggi da Collesano, accompagnati con del giusto vino.

Commenti

ottimo sguardo,,,

l'occhio del sindaco ha sicuramente centrato il problema.....ottimo sguardo il suo da vero professionista.......

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