Addio a sorpresa nella politica siciliana: Francesco Musotto, deputato regionale ed ex presidente della Provincia di Palermo, lascia il Pdl.
Andrà al gruppo misto dell'asseblea regionale siciliana. "Ho già la lettera pronta per il segretario generale dell'Assemblea - dice - che invierò lunedì. Per me non c'erano più le condizioni per rimanere nel Pdl. Ne ho parlato martedì scorso con Silvio Berlusconi. Abbiamo un rapporto umano molto intenso. Naturalmente mi ha tranquillizzato, mi ha detto ne riparliamo, ma lui per ora ha cose più importanti di cui occuparsi".
"Da quando si è insediata l'Ars non c'è stata un riunione di gruppo siamo andati avanti a vista". Musotto dice che da coordinatore provinciale di Fi la scorsa primavera è stato "improvvisamente commissariato da una triade composta da Vizzini, Fallica e Misuraca" e poi nella campagna elettorale per le regionali "ho dovuto fare tutto da solo senza il minimo aiuto".
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MUSOTTO: "PARTITO ALLO SFASCIO, ANARCHIA E BRUTTE MANIERE"
"Ho già la lettera pronta per il segretario generale dell'Assemblea - dice - che invierò lunedì. Per me non c'erano più le condizioni per rimanere nel Pdl. Ne ho parlato martedì scorso con Silvio Berlusconi. Abbiamo un rapporto umano molto intenso. Naturalmente mi ha tranquillizzato, mi ha detto ne riparliamo, ma lui per ora ha cose più importanti di cui occuparsi".
"Da quando si è insediata l'Ars - continua - non c'é stata una riunione di gruppo, siamo andati avanti a vista".
Musotto dice che da coordinatore provinciale di Fi la scorsa primavera è stato "improvvisamente commissariato da una triade composta da Vizzini, Fallica e Misuraca" e poi nella campagna elettorale per le regionali "ho dovuto fare tutto da solo senza il minimo aiuto".
Improbabile che non avvenisse. Era stato cauto, prudente, aveva sopportato torti, se n’era stato zitto per giorni, poi non ce l’ha fatta più. Ed è uscito “al naturale”, sbattendo la porta.
Francesco Musotto ha lasciato il PDL. Repubblica-Palermo ha anticipato la notizia dell'abbandono.
Prima ha avvertito il Presidente Berlusconi, al quale ha raccontato che il partito in Sicilia è allo sfascio. Anarchia totale, da quando Angelino Alfano è diventato ministro non si capisce più niente. Chi si alza prima la mattina, comanda. Nei fatti è stato defenestrato un bel giorno di qualche tempo fa da un triumvirato del quale fa parte l’autorevole ex ministro (socialdemocratico) Vizzini. Se li è trovati praticamente davanti alla porta i tre, non ne sapeva niente e non ha capito che cosa abbia indotto il vertice ad una simile scelta, che è caduta nel momento più difficile.
Cominciamo dall’inizio. Ciccio Musotto è presidente della Provincia di Palermo ed eurodeputato. Con le politiche e le regionali alle porte e le europee all’angolo cerca di sapere quale destino gli è stato riservato. Nel PDL, che è un calderone incontrollabile, deve fronteggiare una nutrita corrente avversa, guidata, tra gli altri, dall’attuale presidente dell’Ars, Francesco Cascio. Cerca, perciò, di trovare spazio per ottenere una nomina regia alle politiche: basta entrare in lista nei posti giusti ed è una passeggiata. Gli dicono che le deroghe sono previste, essendo eurodeputato, solo per Brunetta ed un altro big. Quindi, niente da fare. Potrebbe optare per la sindacatura, ma non ci sono le condizioni. La solitudine lo costringe a cercare alleanze e trova una sponda nel suo ex “nemico”, Gianfranco Miccichè. La mossa non si rivelerà vantaggiosa, perché Miccichè è anche il nemico politico di Cascio.
Decide così di optare per le regionali e puntare sulla Presidenza dell’Ars. Ne parla con Berlusconi che, a sentire l’interessato, accoglie il desiderio di Musotto con entusiasmo. A quel punto non c’è che da fare campagna elettorale ed essere eletto con un numero di suffragi che consentano di aspirare all’incarico.
Ma la solitudine di Musotto diviene siderale e il suo nuovo alleato non è in condizione o non può aiutarlo. La campagna elettorale diviene una scalata dell’Everest. Solo, più solo che mai. Risultato: quattordicimila voti di preferenza. Addio alla Presidenza dell’Ars… Eppure, potrebbe esserci uno spiraglio. Quale? Raffaele Lombardo, con il quale ha una lunga frequentazione per via del fatto che a Bruxelles hanno lavorato gomito a gomito. Quando si conoscono le proporzioni del trionfo elettorale di Lombardo, Musotto è il primo ad arrivare nella sede palermitana dell’MPA, dove di notte arriva Raffaele. Baci e abbracci. Chi li ha visti insieme ha fatto due e due uguale quattro. Lombardo vuole Musotto Presidente dell’Ars. E i giornalisti che si erano fati i conti hanno creduto che questo sbocco fosse a portata di mano. Per quale ragione è presto detto: impossibile che Musotto lasciasse tutto senza una prospettiva come la Presidenza dell’Ars. Ma c’era l’ostacolo dei consensi. Cascio è meno autorevole? Ma ha i voti e in Forza Italia, divenuta PDL, sono i numeri che contano, non altro.
Musotto perde la Presidenza dell’Ars e non viene tenuto in considerazione nemmeno per altri ruoli in Parlamento. Gli tocca la Commissione per gli affari Europei, meno che niente. Non conta nulla o quasi, è un ibrido, né carne né pesce. Non è una commissione di merito e si occupa di questioni che sono prerogativa esclusiva del Presidente della Regione. Da qui la decisione di lasciare il PDL.
Ma non si tratta di un addio. Musotto è entrato in camera di decompressione. Deve disintossicarsi, guardarsi attorno, capire che futuro gli si para davanti. Per ora non medita niente, non passa da alcuna parte, preferisce lo stand by, cioè il gruppo misto. Gli chiedono se abbraccerà l’MPA del suo amico Raffaele, lui lo esclude. Gli chiedono che cosa intende fare, ora? E lui alza le spalle. Prematuro. Annuncia l’uscita prima che la lettera parta, cioè venerdì attraverso le colonne dei giornali. Il destinatario della lettera di adesione al Gruppo misto, cioè il segretario generale, viene a conoscenza delle intenzioni di Musotto, deve attendere la comunicazione. In questi tre-quattro giorni che cosa può succedere? Niente o tutto, chi lo sa.
L’avvertimento è stato lanciato. Potrebbe rivelarsi il messaggio in una bottiglia di un naufrago oppure una freccia partita dall’arco teso di un guerriero che non vuole arrendersi alla sterilità. Perché di questo si tratta: la presidenza della Commissione affari europei non riesce nemmeno a diventare una giubilazione.
Lui ringrazia del cadoux, ma non il partito. Né Angelino, né il Cavaliere, ma solo Gianfranco. L’ha detto con chiarezza. Senza l’intercessione di Gianfranco sarebbe rimasto un semplice deputato che corre da una stanza all’altra del Parlamento in cerca di qualcosa da fare.
Siciliainformazioni
Dov'è la novità?
Ricordo che, qualche anno fa, l'onorovole Musotto aveva lasciato Forza Italia, sempre perche erano stati intaccati i suoi tornaconti personali, salvo poi rientrarvi dopo la chiamata del Grande Capo e, soprattutto, le promesse di "potere"! Sono certo che, tra non molto, il socialista Musotto ritornerà con le brache calate davanti ai suoi padroncini, che gli ridaranno qualche osso per contentino...E per osso si intende quel potere che, per Musotto (e per molti molti altri), si traduce nel bacino di voti da presentare nelle varie campagne elettorali (basta vedere quanti "pollinesi" lavorano in istituzioni gestite dalla Provincia).
Assuefatto allo schifo
pienamente d'accordo.
pienamente d'accordo. bravo/a! ti abbraccerei
Concordo ank'io Musotto
Concordo ank'io Musotto anche lui appartenente al peggio della nostra politica
Non capisco il cmmento di Musotto
Alle scorse anticipate regionali, questa la vera fortuna di Musotto, quest'ultimo si è candidato mentre era ancora Presidente della Provincia di Palermo.
Certamente il numero di preferenze non lo ha premiato anche per il ruolo che aveva.
Lui dice di essere statto lasciato da solo, ma mi chiedo, chi doveva aiutarlo?
La carica che ricopriva mi sembra sia stato un vantaggio aggiunto rispetto agli altri candidati, evidentemente non è stato premiato dal suo fare.
Non poteva di certo pretendere che gli altri candidati aiutassero lui che era Presidente della Provincia anzichè cercarsi i loro voti.
Purtoppo ha deciso di dimettersi dal PDL anzichè da deputato regionale
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