ODISSEA PER VASCO A MESSINA: EMERGE L'INADEGUATEZZA DEGLI IMPIANTI SICILIANI

ritratto di Staff

Altro che stadi sul modello di quelli inglesi, sarebbe il caso di rivedere e risistemare quelli che abbiamo, che non solo, a volte, stentano ad ospitare il calcio, ma non sono buoni neanche per ospitare grandi eventi. E' il caso del San Filippo di Messina. E' uno degli stadi più nuovi, eppure sembra vecchio di cent'anni.

Una struttura senza coperture, con aree parcheggio ridotte e utili solo quando allo stadio accorrono la metà delle persone previste per la capienza massima. Un girone infernale con una sola via d'accesso, che quando la polizia - con scelta avventata - decide di chiudere, si scatena il caos, com'è accaduto ieri per il concerto di Vasco Rossi.

La gente, oltre 35 mila persone, è stata così costretta ad accedere e uscire da un'unica via, facile immaginare quello che è successo: ingorghi, dopo aver fatto già code chilometriche, prima per i lavori nelle carreggiate, all'uscita della Ct-Me e della Pa-Me, tant'è che a Tremestieri sono stati aperti gratuitamente i caselli per far defluire il traffico.

Non solo, chi - pur avendo il pass parcheggio costato anche 20 euro - è stato costretto a uscire da Gazzi, in assenza di indicazioni stradali, si è trovato impelagato in una ragnatela di stradine strette a doppio senso tra le quali riusciva a passare a stento un'auto, fra percorsi tortuosi e bui, tra i clacson, il caldo e l'isteria collettiva di chi sapeva di aver buttato al vento una parte dello show.

Una disavventura nella quale sono capitati moltissimi spettatori che sono riusciti a raggiungere lo stadio con molta fatica e sudore e a concerto iniziato. Un'esperienza già vissuta, appena un anno fa, sempre per Vasco.

Per raggiungere Messina in queste occasioni, bisogna partire a mezzogiorno da qualunque città della Sicilia per raggiungere lo stadio dove il concerto comincia alle 21,30. Al contrario, e con buona pace di chi lavora, si rischia di arrivare tardi.

E poi, per recuperare l'auto per evitare di finire imbottigliati nel traffico del rientro, ci si perde sistematicamente le ultime tre o quattro canzoni. Se si aggiunge inoltre che a Messina sono stati venduti solo 4.000 biglietti, ci si chiede se ne vale la pena puntare ancora sulla città dello Stretto.

"Abbiamo fatto il massimo consentito dalla zona in cui ci trovavamo - dicono oggi i funzionari della questura di Messina impiegati sul posto - a nostro avviso è andata meglio dell'anno scorso, quando il traffico era veramente insostenibile. Lo svincolo del San Filippo è stato chiuso perchè tutti i posti erano già occupati". Ci chiediamo, quindi, come mai in tanti sono stati costretti a strappare i pass causa inutilizzo.

"Non è nostro compito dirigere il traffico - continuano - siamo intervenuti per assicurare l'ordine pubblico. Non potevamo fare altro che fermare l'ingresso allo svincolo San Filippo, in caso contrario si sarebbe creato un grande ingorgo nelle vie d'accesso alla struttura. Ci lascia sgomenti, però, sapere che tanta gente non ha potuto usufruire dei tagliandi regolarmente acquistati". Falle su falle che non fanno altro che irritare gli spettatori.

La constatazione è davvero drammatica: in Sicilia non esiste alcuna struttura adeguata a ospitare grandi eventi, perché né Catania né Palermo sono isole felici, tutt'altro. Tirando i conti, forse è meno costoso - ma soprattutto meno faticoso e più divertente - andare a vedere un concerto a San Siro, all'Olimpico di Roma, all'Arena di Verona, al Delle Alpi di Torino. Ovunque, purché non sia questa Sicilia che in ogni occasione denota disorganizzazione, improvvisazione e inefficienza.
Lasiciliaweb.it

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