INFINITY ON HIGH by FALL OUT BOY

ritratto di Greenfairy

In questi tempi sopraffatti dall’appassionarsi a qualcosa solo per tendenza, tempi in cui gli scaffali dei negozi di dischi e le librerie multimediali di iTunes traboccano di dilettanti del punk rock come My Chemical Romance, Offspring, Good Charlotte o quell’abominio commerciale denominato Tokio Hotel, è confortante potersi imbattere in qualcosa di maledettamente puro, estasiante per la sua schiettezza, riconoscente verso i grandi generi del passato ma anche perfettamente rispondente a ciò che oggi dovrebbe essere l’eredità del punk rock: evoluto, omaggiato e innovato.
La quarta meraviglia della band emo dei Fall Out Boy, “Infinity on High”, prende il titolo dalle parole di una lettera di Vincent Van Gogh e si apre con le graffianti chitarre di “Thriller”, introdotta dal rapper Jay-Z e particolare per la riuscita contrapposizione tra suoni caustici e nitidissimi.
La qualità migliora ulteriormente con la ritmata “The take over, the breaks over” in cui Patrick Stump si fa positivamente notare tra falsetti e note basse, e con “This ain’t a scene, it’s an arms race” che attinge ampiamente all’hip-hop e all’ r ‘n b, contaminandoli con un pop/punk rock unico e corredandoli di cori alla maniera Fall Out Boy.
La quarta traccia rilassa un po’ il clima e, mentre ne leggete il chilometrico titolo “I’m like a lawyer with the way I’m always trying to get you off (me+you)” vi conduce dritti verso “Hum Hallelujah” deliziosamente punk con citazione della splendida canzone di Leonard Cohen.
“Golden” regala due necessari minuti e mezzo di relax costituiti solo da piano, voce ed emozionanti cori.
Tutto questo per preparare il corpo e la mente al pop/punk di “Thnks fr th mmrs” (alias “Thanks for the memories”) arricchito da un ritornello di cori e percussioni molto originale.
Bellissime sonorità anche per “The (after) life of the party” in cui i cori sono a dir poco eccezionali, “The carpal tunnel of love” cui si deve indubbiamente riconoscere l’originalità del titolo e “You’re crashing, but you’re no wave”.
Una menzione dovuta va al bassista Pete Wentz, purtroppo più conosciuto suo malgrado per le vicende di gossip piuttosto che per i meravigliosi testi, che personalmente considero degni di antologia letteraria.
Conclude questo fantastico viaggio pop/rock/emo/punk l’originalissimo pezzo “I’ve got all this ringing in my ears and none on my fingers”, in cui ancora una volta la parte vocale è curatissima ed è accompagnata da un ensemble di pianoforte, archi e fiati che aggiungono stile al sound di una band che è lontana anni luce dall’omologarsi alle mille “dead band walking” in circolazione.

"This ain't a scene, it's an arms race" - Fall Out Boy

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