Forse non sarà il migliore in assoluto, ma di certo questo capitolo della saga di Rocky recupera gli scivoloni presi durante gli anni a causa dell’esagerato numero di inutili sequel che avevano snaturato la vera anima del film originario.
A decenni di distanza dalle ultime imprese, ormai senza l’amata Adriana, l’ex campione gestisce un ristorante italiano circondato da vecchi amici e numerosi fan. Immerso nella nostalgia e nei ricordi, protagonista di un rapporto imperfetto con il figlio Robert, Rocky sembra essere ancora animato dalla passione di un tempo. Sarà la proposta di un incontro/spettacolo a riaccendere la passione assopita, ma soprattutto il conforto e il sostegno delle persone che lo circondano, gente che a Rocky deve molto poiché l’eroe buono ha fatto dell’altruismo e dell’amore per il prossimo la propria missione nella vita.
Legando a doppio filo questo film con il primo Rocky, Stallone gira un’opera sentita ed emozionante, esteticamente impeccabile, in cui i vecchi filmati si intrecciano con le splendide immagini attuali in una danza che è come quella del pugile, leggiadra e sofferta. Philadelphia di notte è fantastica e a tratti decadente, il cast è perfetto anche grazie alla bella prova di Milo Ventimiglia, riuscito a rendere credibile l’amore sofferto di un figlio verso un padre che “fa una grande ombra”.
Forse vi diranno che non vale la pena di vedere Rocky invecchiato che risale sul ring, ma quelli sono i commenti di chi non ha saputo vedere questo film anche con il cuore e fidatevi, questi spettatori sono quelli che nella vita sprecheranno sempre i soldi del biglietto.
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