IL BLOG DELLE MADONIE:

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29 Aprile 2008, 15:42 |
Domani 30 Aprile uscirà nelle librerie di tutta Italia, per la collana il divano di Sellerio, il mio racconto "Notte al pronto soccorso". Il racconto ambientato in un pronto soccorso di una città siciliana racconta di quello che succede in una lunga notte.
Di notte la maggior parte della gente dorme, ma il pronto soccorso ferve di attività.
Una lunga e frenetica teoria di varia umanità, abbisognevole di aiuto e
conforto, affluisce senza posa nelle stanze da visita. Reali problemi
di salute si alternano al disagio esistenziale (solitudine, ansia,miseria) che la notte rende più insopportabile; il bisogno di aiuto non sempre è farmacologico, spesso è affettivo. Il popolo della notte, dei sofferenti, nel corpo o nella mente, si mischia a quello degli altri nottambuli che nel pronto soccorso lavorano. Si stabilisce tra i vari
attori un'empatia, un rapporto di confidenza e di sensazioni che li mette a nudo e li
interrelaziona. Ben lontana dalla stereotipata efficienza da fiction televisiva americana, la sanità nostrana fa acqua da tutte le parti e l'arte di arrangiarsi cerca di sopperire alle carenze strutturali ed organizzative del sistema sanitario.
In questo ambiente, si succedono uno dopo l'altro casi umani in tutta la
loro drammaticità o ridicolaggine. Singole storie, singole vite si snocciolano per tutta la notte stimolando le riflessioni del narratore la cui capacità di assorbirle si riduce man mano che le ore passano. All'alba, esausto, può finalmente fuggire. Una lunga planata lo riporta a casa, nel confort delle mura domestiche, dove la giornata sta appena cominciando e dove si libererà catarticamente delle tensioni e della stanchezza della notte passata.
Il risvolto della copertina:
“Una cappa di foschia arancione opprime la città. Lo scirocco carico dell’umidità del Mediterraneo e della sabbia del deserto africano vira in un’ocra densa e greve la scarsa luce solare. Le vie, i palazzi, gli spazi ed i radi alberi con i colori invertiti di una negativa conferiscono al paesaggio l’aspetto di una scenografia marziana. Dopo tre giorni, finalmente, la nebbia arancione si sta lentamente sciogliendo in una pioggerella fangosa. Attraverso il parabrezza della mia auto intravedo alla luce del crepuscolo il cancello d’ingresso, la guardiola vuota con la sbarra sempre alzata ed il viale alberato di ficus e magnolie monumentali che s’inerpica sulla collina. In cima, illuminato da radi lampioni al mercurio, si staglia isolato e spettrale il vecchio sanatorio.”
Il racconto-cronaca di un giorno (anche se il tempo è più lungo, è questa la sensazione, di un’unica giornata che si dilata estenuante) in un pronto soccorso. Un medico riporta in prima persona – l’autore Nino Russo dirige il reparto di Diabetologia in un ospedale del palermitano – con un taglio più espressionistico che descrittivo. Emerge il profilo della sanità meridionale: il buffo, il macabro, il tenero, il delinquenziale. Ma non è soltanto questo: senza retorica, senza speranze ma anche senza invettive, la vita ospedaliera di un medico d’emergenza si presenta come il microscopio che scruta modelli precisi di civilizzazione; e si offre da esperienza del modo sostanzialmente perverso di affrontare la malattia, che fa del sistema sanitario più l’abilitazione sociale del malato in quanto tale, circoscrivendolo, specializzandolo, addomesticandolo, che non l’organizzazione della cura. Da far seriamente riflettere che la soluzione è tutt’altro che dentro la sanità.

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