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18 Aprile 2008, 17:06 - Staff |
I figli non sono fonti di gioia e soddisfazioni, ma un ostacolo alla realizzazione dei nostri sogni e desideri. E le donne che si dicono realizzate con la maternità, non sono sincere. E' l'ultima provocazione di Corinne Maier che, dopo il successo di 'Buongiorno pigrizia, come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile', ci riprova con 'No Kid, Quaranta ragioni per non avere figli', in uscita per Bompiani (156 pp euro 13,50). Un pamphlet che nelle intenzioni vuole andare contro la retorica dei buoni sentimenti e in cui la scrittrice e psicanalista francese, madre di due figli, stila una classifica delle 40 ragioni per non procreare.
Avvertimenti che in Francia (dove il libro è uscito un anno fa) hanno provocato anche il popolo del web, con forum di discussione e giudizi al vetriolo. E qui in Italia? Le mamme si sono già mobilitate nel movimento Sì Kid, lanciato da Quimamme.it, nel cui forum fioccano le critiche dei moltissimi che invece pensano che 'figli è bello'. La Maier nel libro fa coming out e ammette di aver rimpianto a volte di aver fatto figli. E invita alla cautela: essere madre non è né una passeggiata né un paradiso.
Consiglia di non ascoltare le puerpere che, anziché ammettere di essere stravolte, dire che il parto le ha lacerate, confessare che non dormire è un incubo (ma chi non lo confessa?), continuano a sostenere che partorire è la più bella delle esperienze. Ancora peggio, avverte, essere mamme di bambini di sette-otto anni: si dicono felici anche se non hanno più un minuto per se stesse; passano tutta la giornata a scorrazzare per la città per accompagnare i figli in piscina, alle lezioni di musica e a scuola (come se questo fosse un optional).
"Se non avessi avuto figli - scrive - sarei stata libera di girare il mondo con i soldi guadagnati dai miei libri, invece sono costretta a rimanermene a casa, ad alzarmi alle 7 del mattino, a cucinare per tutti e a fare lavatrici. Ci sono dei giorni in cui mi pento di avere dei figli e ho il coraggio di dirlo". Mai pensato, viene da suggerire, di investire i soldi guadagnati coi suoi libri per assumere un aiuto, una tata, una collaboratrice domestica? Apprendiamo che la Maier, figlia unica, mettendo su famiglia si era illusa di sconfiggere la solitudine e la tristezza vissute da piccola. Non è stato così. Ora ammette di aver capito, forse troppo tardi, che la maternità ha solo aumentato questi due sentimenti.
E allora si aggrappa alla razionalità, individuando nello Stato (francese) e la dottrina capitalista i responsabili di quello che definisce lo stereotipo 'maternità=felicità: ''Lo Stato teorizza l'idea di un certo tipo di famiglia come modo per difendere il nostro nazionalismo; il capitalismo incoraggia a spendere un sacco di soldi, perché fare figli significa creare nuovi consumatori. E tutto questo crea miti fasulli e soprattutto ha effetti devastanti sulle donne".
Una risposta per tutte potrebbe essere quella di chi nel forum di Quimamme si firma Franca 2691: "Intanto esprimo il mio dispiacere nel constatare che la mamma della scrittrice francese non abbia letto e condiviso a suo tempo un articolo come quello della figlia per poterlo mettere in pratica. Ma a parte il cinismo, penso che pur rispettando tutti, nessuno di quelli che conosce i miei otto figli e che pure mi ha considerato pazza, conferma questo giudizio quando li vede. Abbiamo in Italia oltre 200.000 buone ragioni per avere figli e sono raccolti e raccontati dai 200.000 figli iscritti all' Associazione Nazionale Famiglie Numerose, di cui anche io faccio parte, con onore".
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donlappanio.com |
Commenti
w i pupi :)
bella una frase del film "Amore, bugie e calcetto": ...
Ogni cosa a suo tempo, e ormai i tempi per diventare mamme si sono decisamente allungati... ma credo che la provocazione di Corinne Maier vada presa solo come tale :)
Paola
ma come...non avete
ma come...non avete pubblicato la frase del film???
vabbè, ci riprovo :)
la frase è: conosco molta gente pentita di essersi sposata, ma nessuno che si sia pentito di avere fatto un figlio
Paola
la nostra epoca si distingue...
... sicuramente per l'affievolimento dei valori morali.
Niente retorica o allarmismo esagerato.
Ritengo sia proprio così.
Una delle prime conseguenze è lo sfuggire ai doveri e a tutto ciò da cui vengono generati.
A costo di privarsi dei corrispondenti piaceri.
Quante volte avete sentito dire "non voglio legami seri?"
Eppure "legarsi" a qualcuno implica uno status di appagamento emotivo ma, di contro, anche una responsabilità verso l'altra persona e, se vogliamo, verso il legame stesso nella misura in cui ne siamo gli artefici.
Stessa cosa per i figli.
Le emozioni più forti, le gioie più grandi di cui un individuo può godere vengono ormai rifiutate per paura di affrontare la responsabilità di genitore.
o anche solo perchè si
o anche solo perchè si pensa che possano essere d'ostacolo a qualcosa di più gratificante, cioè stare a lavorere dalla mattina alla sera....
mmmmh, intelligente....
insomma,nè tanto nè quanto!
Anche non prendendo alla lettera quello che dice la scrittrice,penso che la provocazione sia utile per controbilanciare l'idea che fare figli sia tutto rose e fiori per le donne!Insomma, molto spesso le donne non conoscono la realtà vera che sta dietro il bambolotto tranquillo che si vede nelle puibblicità!Tutto quello che la tipa dice è vero,il parto è un trauma e non un'esperienza bella, non dormire fa venire l'esaurimento, e si devono fare rinunce e sacrifici,anche con l'aiuto delle baby sitter. Questo non vuol dire che non sia bello avere figli,solo si deve essere consapevoli della realtà e non vedere questa esperienza in quel modo tradizionale e qualche volta retorico che fin da bambini viene inculcato alle donne.
M.
Si tratta di esasperazione
Io ho scelto di non avere figli, sono contenta della mia scelta, ciò nonostante trovo assurdo ed estremamente fastidioso il modo in cui l'autrice scrive, così come gli argomenti (spesso deboli) che espone.
Credo però che tali esagerazioni, o provocazioni, come le vogliamo chiamare, nascano semplicemente dall'esasperazione. Quella che prova chi, come me, decide, per motivi suoi, personali ed insindacabili, di non avere figli (ma si tratta poi di una decisione, o semplicemente di seguire un istinto?) e si trova automaticamente esposto al giudizio ed alla pubblica riprovazione del 90% delle persone che incontra ogni giorno. E non parlo dei genitori (e mettiamoci dentro anche i fratelli): dopotutto li si può capire se si sentono "defraudati" del loro sogno di diventare nonni, anche se in realtà si potrebbe benissimo obiettare che i figli non si fanno per i nonni e che nessuno dovrebbe basare la propria vita sul mio avere o non avere un figlio. No, io parlo di zii, cugini, vicine di casa, colleghi, semplici conoscenti, tutti pronti a farsi venire delle vere e proprie sincopi a sentire che i malcapitati, ancorché felicemente sposati da anni, non vogliono figli! E lì partono le esclamazioni scandalizzate, i tentativi di convincimento, i "Ve ne pentirete!", "Lo scopo dell'uomo è fare figli!", "Ma fare figli è un'esperienza unica ed irrinunciabile!", "Adesso la pensi così, poi cambierai idea", e via dicendo.
Nessuno che nomini la cugina che "se li sarebbe fatti di carta" e adesso li scarica alla nonna almeno 6 giorni su 7, l'amico che ha lasciato moglie e figlio di pochi mesi perché si è accorto di non essere fatto per la paternità... Insomma, tutta quella gente che ha fatto figli per conformismo, perché "si deve", perché "tutti li fanno" senza neppure riflettere se era veramente quello che voleva! E allora nella peggiore delle ipotesi li abbandona, nella migliore rimane, per rispetto dei figli che comunque non hanno colpa, invischiata in una situazione che non sente sua e che sopporta solo per dovere.
Ecco, io credo che questo libro (che non comprerò), sia semplicemente una provocazione verso chi pretende di giudicare, instradare, dirigere la vita degli altri in nome di una non ben definita "legge della natura". Se la natura ci volesse tutti prolifici, non esisterebbe la sterilità e neppure gli individui che mancano del tutto di istinto materno o paterno. Guardate che la natura fa bene i suoi conti: anche quando si tratta di arginare la sovrappopolazione. Che attualmente è un grosso problema a livello mondiale.
Se desiderate figli, fate benissimo a farne. Ma per favore accettate il fatto che non farne non significa "portare il mondo alla rovina" (statisticamente saremo sempre in forte minoranza, non vi preoccupate), ne', come sostiene qualcuno, "rifiutarsi di crescere" (lavoro tutto il giorno, in casa faccio tutto da sola o con l'aiuto di mio marito, non chiedo aiuto ne' prestiti a nessuno, mi occupo dei miei genitori che stanno male, più di così non so cosa potrei fare per crescere ed essere reponsabile).
Cristina
Per Cristina:Decidere senza condizionamenti
Cara Cristina, so benissimo cosa vuoi dire perchè anni addietro ho vissuto la tua stessa esperienza in quanto dopo 8 anni di matrimonio non avevamo figli. Poi i figli sono cmq arrivati ma non dimentico l'umiliazione e l'esasperazione che mi suscitavano i commenti che tu hai scritto(sono sempre gli stessi!).Hai detto cose molto giuste, tanta gente fa dei figli solo per un condizionamento sociale ma senza pensare alla responsabilità e ai sacrifici che ciò comporta, e senza chiedersi se davvero è ciò che vuole..E attenzione..non puoi nemmeno dire la parola "sacrifici" o lamentarti della stanchezza,perchè tutti ti saltano addosso dicendo che una mamma fa tutto voleniteri,che i figli sono lo scopo del matrimonio,che una donna senza figli non è una donna completa!Non ci credere,sono tutte sciocchezze e luoghi comuni, una donna non obbligatoriamente deve desiderare di diventare mamma, ognuno è fatto a suo modo a ha diritto alla "sua" felicità originata alle "sue"scelte...non dalle pressioni psicologiche e dai pregiudizi degli altri!
Ciao,affettuosamente
Lisa
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