Intervista al consigliere comunale Antonio Franco


ritratto di Staff

1. Lei negli anni, in varie occasioni, ha manifestato grande criticità nei confronti dell’amministrazione Vicari. Le si deve dar merito di non essere uno che le manda a dire. Dell’era Vicari ritiene ci sia qualcosa da salvare?

Con una battuta potrei dire “il fatto che, come tutte le cose umane, abbia avuto una fine”. Mutando prospettiva, posso anche accettare che Simona Vicari abbia elaborato, nei primi anni di governo, un progetto sulla Città, che poi ha condotto per qualche tempo e non fino in fondo: questo progetto, per me ovviamente non condivisibile, si basava sullo sfruttamento delle grandi potenzialità di Cefalù ai fini della piena soddisfazione delle proprie personali ambizioni e degli interessi politico-affaristici dei propri sostenitori. E’ naturale che questo abbia potuto produrre nella Città una certa circolazione di ricchezza, capace di migliorare (in modo, però, instabile) le condizioni di vita di una parte della popolazione, un maggior afflusso di visitatori (ma solo nei primi tempi e sempre in modo caotico), un più frequente arrivo di manifestazioni o eventi di una certa risonanza pubblicitaria, una maggiore cura di ambienti e strutture quando ciò creava un ritorno d’immagine al sindaco. In questo senso – secondo me – vanno letti gli interventi di lifting sul centro storico o in Via Roma o nelle zone a monte della Stazione. Il tanto elogiato intervento dei privati nella gestione di strutture e risorse fondamentali della Città quali gli impianti sportivi, il potabilizzatore, la spiaggia, i parcheggi, ma soprattutto l’Ospedale – cosa che potrebbe sembrare una grande conquista del periodo Vicari – si è rivelato il punto di massimo fallimento di tale politica perché ha sottratto al controllo pubblico Beni di altissimo interesse collettivo, favorendo l’arricchimento di pochi, senza creare dei servizi davvero utili o accessibili a tutti i cittadini, senza incrementare le risorse del Comune.

2. Per circa un mese il consiglio comunale non si è riunito. Qual è la sua valutazione in merito? L’opposizione non ha perso un’occasione per evidenziare ancor di più l’inadeguatezza di questa amministrazione?

Da consigliere comunale provo un grande senso di mortificazione delle mie personali motivazioni, delle attese che avevo sul mio servizio nell’istituzione che più deve rappresentare i cittadini. Credo che l’unico atto capace di riscattare le lentezze, le superficialità, le approssimazioni di questi mesi e il “fermo biologico” attuale potrebbe essere la mozione di sfiducia al Sindaco, in modo da tornare al più presto alle elezioni comunali. Posso parlare dell’opposizione del PD che, con tre soli consiglieri, ha spesso messo in difficoltà la maggioranza, anche mobilitando i cittadini su questioni concrete: forse avremmo dovuto farlo pure sull’inettitudine dell’amministrazione e sullo sfascio di quella che dovrebbe essere la “sua” maggioranza; in questo riconosco che probabilmente siamo stati più presi dalle vicende interne del parto travagliato del Partito Democratico, ma non si può dire che abbiamo mancato di aggressività contro Guercio e i suoi … questo proprio no.

3. Uno dei punti più discussi di questi ultimi anni in città riguarda la gestione della Rocca. Quali sono le proposte del Partito Democratico in proposito? Come valuta l’operato di Legambiente? Ricordo che durante la campagna elettorale vi fu un acerrimo attacco da parte di una vostra candidata al consiglio sulla gestione della Rocca da parte di Legambiente.

Riporto quanto scritto sul Programma elettorale di Salvatore Curcio: “Garantire la salvaguardia e la fruizione del Parco Urbano della Rocca attraverso una gestione no-profit, preparata da procedure trasparenti e ampiamente partecipate, con il concorso di più associazioni culturali e naturalistiche di alta e matura competenza, radicate nel territorio”. Questo è ciò che TUTTI i candidati dell’allora lista Margherita hanno approvato e sottoscritto, al di là di singoli pareri o valutazioni personali. Non vi è alcuna ostilità verso nessuno, ma ritengo che la Rocca sia un Bene troppo grande, importante, delicato, ma anche fruttifero per essere gestito da una sola associazione: vanno utilizzate le qualità e le competenze di più soggetti, in base alle diverse potenzialità della Risorsa Rocca, in un Progetto che veda il Comune come parte attiva di controllo e di stimolo, ma coinvolga anche altri Enti come l’Università, le Scuole, la Fondazione “Mandralisca”, il Parco delle Madonie. Su Legambiente non ho da fare valutazioni: vi sono stato iscritto per anni e non ho mai nutrito il benché minimo astio nei suoi confronti o di anche un solo componente; certo sono da lodare tutte le attività di formazione e di sensibilizzazione ecologica che fa, ma certo la vorrei più aggressiva, più “antipatica” verso talune questioni ambientali travagliate di Cefalù come l’espansione edilizia e lo sfruttamento delle coste.

4. Professionalmente Lei vive tra i ragazzi. A Cefalù, negli ultimi anni, sono proliferati i movimenti politici giovanili, in realtà di area centrodestra. Che valutazione dà dell’operato di questi movimenti e perché il centrosinistra non è mai riuscito ad organizzarsi in tal senso?

Ho sempre mostrato rispetto e valutazioni positive verso aggregazioni di qualsiasi posizione politica che incoraggino la partecipazione democratica dei giovani. Ricordo con piacere una serata trascorsa con un gruppo di giovani di centrodestra che, facendomi un’infinità di domande sulla situazione locale, al tempo stesso mi dimostravano affetto e stima. Ora, però, questi gruppi, movimenti e anche una lista civica alle ultime elezioni non mi pare che siano andati o vadano al di là dell’aggregazione e del percorso interno di confronto e preparazione: cose validissime, per carità, ma che mi sembra incidano pochino sulle decisioni delle forze politiche a cui fanno capo, se si eccettua l’occasionale visibilità di uno o due elementi trainanti; del resto non credo che dei giovani abbiano responsabilità di partito nel centrodestra. Per il centrosinistra posso parlare della mia area politica: ricordo con emozione che nel 1996 a presentare la campagna elettorale di Luciano Violante fummo i segretari cittadini del Partito Popolare e del PDS, cioè io e l’arch. F.sco Misuraca, già compagni di scuola e di 29 anni ciascuno. Poi nella Sinistra questa esperienza durò poco ed è effettivamente mancata una presenza protagonista dei più giovani; invece, nel percorso PPI-Margherita-PD il metodo è stato sempre quello di operare insieme giovani e adulti, dando ai primi massima libertà e responsabilità. D’altronde, poteva essere diversamente? Nel ’97 sono stato candidato sindaco a 30 anni (aveva 30 anni pure la Vicari: credo fosse un bel confronto fra due mentalità opposte, fra due concezioni della politica opposte, se una certa Sinistra vi avesse creduto…), nelle due liste a mio sostegno c’erano 20 candidati su 35 sotto i 40 anni, fu mio successore alla guida dei Popolari Gaetano Lapunzina che aveva 35 anni. L’anno prima quel gruppo aveva ottenuto esiti più che lusinghieri presentando alle regionali un giovane di neppure 40 anni, nero, d’origine africana, cioè Eugene Yao: allora non credo proprio che siamo stati manchevoli! Oggi ci troviamo con un PD che ha Rosario Lapunzina a 48 anni, Antonio Franco a 40, Gaetano Lapunzina a 46, Benuccio Coco a 50, con più di 10 anni di vita politica intensa e l’età in cui in Italia si comincia a far politica. Poi, già emergono molti giovani e ogni giorno ne partecipano di nuovi, soprattutto ragazze: il nostro coordinamento cittadino ha 12 componenti su 24 sotto i 42 anni (5 sotto i 30 anni); nell’esecutivo vi sono altri giovani, fra cui i proff. Vincenzo Garbo (31 anni) e Daniele Tumminello (26 anni) con le fondamentali funzioni, rispettivamente, di segretario organizzativo e responsabile comunicazioni. Ritengo che, in politica, molto più efficace di formare gruppi giovanili sia coinvolgere i giovani in attività fattive con ruoli di responsabilità, dove esprimano le loro potenzialità, rendendo più innovativi i progetti politici.

5. Capitolo elezioni regionali: scorrendo le liste dei candidati a Palazzo dei Normanni è singolare che non si trovi nessun candidato che rappresenti Cefalù, tanto nelle liste di centro-destra quanto in quelle di centrosinistra. Come valuta questa situazione e, in particolare, come giudica la scelta del suo partito? Non crede che il Partito Democratico cefaludese avesse quasi il dovere di proporre un suo candidato, per dare un segnale forte alla città?

Non da ora la nostra Città patisce una sorta di sudditanza nei confronti della politica metropolitana, che, fra parentesi, non spicca particolarmente per dinamismo progettuale e per qualità della vita dei singoli partiti: io credo che Cefalù avrebbe potuto e avrebbe ora la forza di eleggere un suo deputato all’ARS, se solo si credesse nella proposta di una persona credibile e preparata, abbastanza nota nel comprensorio madonita e con alcune aree di riferimento (anche modeste) a Palermo; tale soggetto, a mio avviso, avrebbe fatto il pienone di voti a Cefalù! Ritengo che il PD avesse, in modo particolare, la possibilità di scegliere fra più opzioni e, quindi, dico che avrei preferito vedere la Città scossa da un segnale forte di proposta che superi le mura cittadine, che interpreti i bisogni e i desideri di un territorio spesso orientato verso Cefalù, ma altrettanto spesso deluso da tale punto di riferimento. Pazienza, non mi va di condannare alcuno per questo motivo, ma prendo atto di un panorama locale sempre più “colonizzato” da politici forestieri assai abili nel prendere voti però incapaci di rendersi interpreti dei reali bisogni del territorio di Cefalù e delle Madonie.

6. Quali sono, secondo lei, le prime 5 questioni che Cefalù ha necessariamente bisogno di risolvere?

a) Il funzionamento della macchina comunale: vanno sostituiti, in quanto responsabili dell’attuale stato di disordine, coloro che si sono ritagliati dei veri spazi di potere personale anarchico, cioè i dirigenti dei principali uffici (economico, tecnico, urbanistico, commercio, polizia municipale) con altri più giovani e/o motivati; non è esente da colpe pure il Segretario comunale, che non ritengo abbia saputo o voluto intaccare tale situazione. Va data più centralità, efficienza all’Ufficio Tributi, che è il motore della vita economica del Comune; vanno razionalizzate le risorse umane, creando incentivi per il passaggio in settori più carenti (vedi i Vigili urbani); gli uffici devono esprimere più progettualità e capacità di controllo delle realtà cittadine, altrimenti si annulli ogni tipo di incentivo o gratifica, dato che risultano incomprensibili premi di produttività per dirigenti che poco o nulla producono.
b) La questione idrica: il Comune deve rifiutare la consegna degli impianti all’ATO e porsi a capofila di una grande battaglia per la tutela dell’acqua come Bene pubblico, da mantenere a costi non speculativi e da garantire nella sua igienicità e bevibilità. Va chiesto alla Società di gestione del potabilizzatore il rigoroso rispetto di ogni clausola del contratto, altrimenti si proceda subito alla sua risoluzione. Vanno reperite le somme per iniziare il rifacimento della rete idrica, individuando le forme più appropriate di finanziamento e copertura di tale opera. Si vada alla ricerca di nuove e più idonee sorgenti, che permettano comunque di affrancarci da quelle attuali (con o senza potabilizzatore).
c) Il traffico: fermo restando l’obiettivo ultimo che – secondo me – dovrà condurre a una Città in cui circolano solo le auto dei residenti (e non dappertutto) e gli altri si muovono coi mezzi pubblici, vanno aboliti i parcheggi a raso sostituendoli con un sistema di divieti severamente da rispettare, vanno reperite aree di parcheggio interne ed esterne che il Comune gestisca in proprio, va modificato il senso di marcia di alcune vie e restituita al doppio senso Via Roma. Il Centro storico va liberato dalle auto, ma gradualmente e di concerto coi residenti, finché non vi siano le idonee strutture di parcheggio agevolmente fruibili. Va incentivato in ogni modo il sistema di trasporto pubblico, ancora troppo rallentato e condizionato dal traffico.
d) La condizione giovanile: essa è un intreccio fra problemi del lavoro e questione culturale, in quanto da un lato la realtà giovanile vive il disagio del lavoro negato, sottopagato o illegale, finendo con il degradare verso l’apatia e lo sballo; dall’altro, la scarsità di fermenti culturali, di strutture dove poter esprimere la propria creatività produce spinte verso l’omologazione e la superficialità. C’è bisogno di incentivare il lavoro giovanile sano, specie nei vari settori turistici e nell’artigianato, favorendo le attività e le imprese con sgravi fiscali sulle imposte comunali; vanno reperiti spazi e strutture per la libera e creativa aggregazione dei giovani. Il tutto va progettato con uno specifico percorso di analisi e discussione guidato da esperti.
e) Il Lungomare: il biglietto da visita della Città risulta oggi una delle aree più squallide, meno controllate e più espropriate a cittadini e visitatori. Ci mancano solo il mercato delle vacche e le prostitute e siamo al completo! Altro che panorama da favola: oggi si vedono tendoni da rozza e chiassosa fiera paesana, capanne fondamenta e tubazioni che aspettano da un’estate all’altra, infestando anche la spiaggia, cantieri più o meno attivi … Insomma, un disastro: il Lungomare va protetto da ogni caduta di stile, valorizzato con cura e dotato di piste ciclabili (da Via Vazzana in poi esclusive). Su di esso va realizzato un Progetto tramite un Concorso internazionale di idee che, a titolo gratuito, selezioni la migliore soluzione per il futuro. Pure i Lidi vanno ridotti di numero, integrati esteticamente e resi accessibili gratuitamente per i residenti, ampliando le aree di spiaggia totalmente libera.

7. Recentemente è stato rinnovato il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Mandralisca, che, come evidenziato da alcune recenti polemiche, non naviga, diciamo così, in acque tranquille. Quali sono, secondo lei, i rischi che corre questa grande Istituzione cittadina? Cosa bisognerebbe fare per valorizzare meglio il patrimonio culturale di cui dispone, sia in chiave turistica che in un’ottica di fruizione anche per i cittadini cefaludesi?

Sono certo che il nuovo Presidente, dr. Piscitello, avrà sempre particolarmente a cuore la situazione economica della Fondazione e le gravi condizioni dei suoi dipendenti, perché questo è un aspetto basilare della Questione. Rimango, però, perplesso sia sulla scelta degli altri due componenti, che non costituiscono una novità e, quindi, rimangono legati più a strategie e logiche del passato, sia sui criteri stessi che hanno condotto alle scelte dell’Amministrazione: non discuto le competenze di natura giuridico-amministrativa, in specie del Presidente, ma mi chiedo se gestire la Fondazione sia solo questo; spero che non ci si limiti a una gestione “notarile”. Non so quali competenze culturali specifiche (storico-archeologiche, artistiche, museali, bibliografiche, ecc.) abbia il nuovo Consiglio e non saprei dire quale strategia possa elaborare per la promozione di un’istituzione così prestigiosa, né ci si può solo basare sulla figura del direttore scientifico: secondo me, si dovrebbe puntare su una strategia di rete con altre illustri Fondazioni italiane, osare di più organizzando mostre di varie genere ma di alto prestigio, diffondere il nome della Fondazione con una sempre maggiore visibilità promozionale, organizzare diversamente spazi museali e di servizio. La Fondazione “Mandralisca” dovrebbe essere lo scrigno dei tesori di Cefalù, non un’azienda e non un archivio burocratico. Solo così potrà essere un patrimonio per i turisti e per i nostri giovani.

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